Fondo statunitense tratta l’acquisto di Magneti Marelli

Il gruppo Kkr pronto a spendere oltre tre miliardi di euro Il Lingotto non commenta la notizia. Vigili i sindacati
SULMONA. Il più grande stabilimento di Sulmona che dà lavoro a quasi settecento famiglie potrebbe finire nelle mani del gruppo americano Kkr. La notizia che gira già da qualche tempo è finita nei giorni scorsi sulle pagine del Sole 24 Ore che dà per certa l’acquisizione della Magneti Marelli da parte degli americani e con essa anche la Sistemi Sospensioni di Sulmona. Una notizia che già sta creando qualche preoccupazione tra gli operai dell’azienda strettamente collegata alla Fiat, i quali temono che dietro l'acquisizione ci possa essere un graduale disimpegno della casa madre verso il sito produttivo peligno. Sarebbe la prima grande manovra della Fca del dopo Marchionne. La Kkr, è un fondo statunitense, con un asset in gestione di oltre 150 miliardi di dollari. Kkr vorrebbe acquisire Magneti Marelli, per 3 miliardi e 23 milioni di euro, attraverso la controllata giapponese Calsonic Kansei Corporation. Società di componentistica auto comprata lo scorso anno da Nissan per 4,5 miliardi di dollari. L’unione tra le due società, sotto la bandiera di Kkr, punterebbe a creare un colosso della componentistica di livello mondiale. Un gruppo di lavoro sul dossier sarebbe già operativo tra i vertici del gruppo automobilistico e i dirigenti del fondo di private equity. Poche ore dopo l’indiscrezione un portavoce di Fca in una nota ha sottolineato che il Lingotto, che non commenta la notizia, valuterà proposte in buona fede per transazioni alternative al piano già indicato per separare il business di Magneti Marelli da Fca. E questa separazione, temono gli addetti ai lavori, potrebbe avere ripercussioni anche sull’attuale rapporto che lega la Magneti Marelli alla Fiat e quindi alla Fca da sempre legate indissolubilmente anche per quanto riguarda piano industriale e commesse. Lo stabilimento Sistemi Sospensioni di Sulmona, controllato appunto dalla Magneti Marelli, occupa attualmente 670 lavoratori ed è l’ultimo sito produttivo importante che resta di quella che è stata la stagione dello sviluppo industriale nella Valle Peligna, tramontata nei primi anni Ottanta. Nello stabilimento peligno si producono sospensioni con commesse che provengono per il 75% dalla Sevel di Atessa e per il resto dagli stabilimenti Fca di Cassino e Pomigliano. Per adesso i sindacati sono prudenti e sulla vicenda mantengono riserbo. Ma è scontata l’apprensione del momento per il destino della Marelli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

