Fontamara, il riscatto dei Cafoni

«Romanzo semplice e straordinario, che racconta un’epoca»
Fontamara: un romanzo semplice e straordinario. Una storia di grande portata umana, morale e politica. È il luogo abitato dai “Cafoni” di Silone, nel senso più nobile del termine. Lo scopo di ogni cafone è di avere un pezzo di terra da coltivare per sfamare la famiglia. Ma la terra di montagna non è ricca come quella del Fucino e quest’ultima non è stata mai distribuita in modo equo. Pur risalendo agli anni Trenta del secolo scorso, i contenuti e gli elementi che qualificano la narrazione sono molto vicini ai nostri giorni. In qualche modo, oggi, non siamo forse tutti “Cafoni”? In balìa di leggi e leggine, lacci e laccioli … vittime di regole scritte e non scritte in cui si limita la libertà umana? Sarà proprio la libertà umana, in generale, a rappresentare il fulcro dell’opera di Silone … è per essa che si concepisce una lotta mediante la denuncia dell’oppressione e dei soprusi subiti. È ricorrente un gradevole senso ironico che stempera lo scorrere del romanzo. È quanto avviene nella spiegazione delle gerarchie della vita: Dio, il principe Torlonia, le guardie, i cani delle guardie e poi il nulla. Dopo il nulla ci sono i cafoni, consapevoli della loro triste condizione. Ritroviamo una grande ironia anche nella scelta dei nomi dei personaggi: Don Carlo Magna (nobile decaduto), Innocenzo La Legge (una sorta di messo comunale), Don Abbacchio (parroco timoroso vicino più al potere). D’altra parte, come si può pretendere di togliere qualcosa a qualcuno se tutti risultano essere buoni cristiani? Il principe lo era e non poteva privarsi delle terre. Allora si pensava di esonerare i poveri Fontamaresi dal pagamento delle tasse. Ma le tasse erano ad appannaggio del governo (tutti buoni cristiani) che non poteva rinunciare alle stesse. L’unica soluzione era quella di garantire ai cafoni un ottimo raccolto. Ma un raccolto abbondante avrebbe favorito un ribasso dei prezzi a discapito dei profitti dei ricchi commercianti; anche loro buoni cristiani. Alla fine, ai poveri cafoni di Fontamara non restavano che i pidocchi e la disperazione della povertà. I Fontamaresi si fidano di Don Circostanza, un avvocato senza scrupoli che ha sempre sfruttato i loro voti dichiarando un appoggio incondizionato che ha il sapore della falsità e dell’inganno. Da questo clima di profonda povertà e di soprusi subiti (ed è qui tutta l’importanza del messaggio siloniano), emerge la grande dignità umana che i cafoni, a modo loro, cercano di far valere per rivendicare dei sacrosanti diritti. Diventano personaggi scomodi, in apparenza schierati contro il potere precostituito. Fontamara viene presa di mira. Ci saranno minacce, violenze e stupri … il tutto finalizzato a ribadire la forza di un governo corrotto e disonesto. Sublime la descrizione della figura di Berardo Viola. È un giovane forte e coraggioso, onesto e coerente. Berardo pone l’amicizia in cima ai suoi principi. Sarà pronto a sacrificarsi per i suoi conterranei pur di non tradire, anche al cospetto della morte, i suoi nobili ideali. Fontamara è stato un romanzo scomodo, proprio come le storie dei suoi poveri cafoni. L’opera non incontrò i favori del momento poiché non gradito al regime fascista. La prima pubblicazione risale al 1933, in Svizzera. Solo nel 1947, il romanzo approda anche in Italia. Fu comunque osteggiato e subì critiche feroci. In seguito, ha avuto una diffusione mondiale con traduzioni in moltissime lingue. È per questo e per tanti altri motivi che Fontamara non può non avere uno spazio importante tra i migliori testi delle nostre librerie.
*(scrittore)
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