Fontana luminosa, il regalo per gli alpini

8 Maggio 2015

Tolti i pannelli che coprivano il monumento in restauro, ma subito dopo l’adunata ci sarà bisogno di ulteriori ritocchi

L’AQUILA. È stata “scartata”, come si fa con i regali. Perché la Fontana luminosa, appena restaurata e ripulita, ancora più bella del 2009, è un regalo per tutta la città. Lo hanno dimostrato i ragazzi, ma anche tutti gli uomini e le donne che ieri mattina si sono affrettati a raggiungerla per un selfie, una foto ricordo da postare su Facebook, o solamente per ammirare il gruppo scultoreo di Nicola D’Antino. Dopo anni di lavoro, i pannelli che ne coprivano la parte inferiore sono stati tolti per permettere le prove di luce e arrivare preparati all’Adunata nazionale degli Alpini, che hanno contribuito al restauro del monumento con una donazione di 94mila euro. La pietra bianca splendeva sotto un sole fin troppo caldo per il maggio aquilano. Sullo sfondo il Gran Sasso ancora in parte innevato. Il monumento, grazie ad accordi tra Ana, ex direzione regionale per i Beni culturali, ora segretariato regionale, e Comune tornerà alla sua piena funzionalità in estate. Quella di questi giorni sarà dunque un’apertura temporanea. «Una prova», come la chiama la soprintendente unica del cratere, Alessandra Vittorini, che specifica: «Dopo l’Adunata saremo costretti a recintare di nuovo la fontana per concludere i lavori. Certo è che gli aquilani, ogni volta che hanno l’opportunità di tornare nei luoghi della loro storia, rispondono con entusiasmo e affetto. Anche in questo caso c’è stata una partecipazione quasi commovente. Ci auguriamo, tuttavia, che all’apprezzamento segua anche il rispetto per il monumento. È vero, come qualcuno dice, che nelle fontane, nelle chiese, nelle piazze non abitano le persone, ma sono convinta che in questi luoghi abitino la memoria e l’identità dei cittadini».

Il lavoro sulla fontana si è articolato in due fasi. «Il primo lotto finanziato dagli alpini con 94mila euro e dal Comune con 34mila è servito alla revisione dell’impianto idraulico, che nelle parti fondamentali è rimasto ancora quello originale (realizzato tra il 1936 e il 1939). Si è inoltre provveduto all’istallazione di un nuovo sistema di illuminazione “artistica” del monumento, reso necessario anche dall’improrogabile necessità di mettere a norma il manufatto», spiega Gianfranco D’Alò, progettista insieme a Biancamaria Colasacco. «Sono stati eseguiti lavori di consolidamento per la parte muraria e lapidea e di riposizionamento di alcune lastre di pietra lavorata che avevano subìto spostamenti e addirittura fratture a causa del sisma, delle sollecitazioni prodotte dal traffico, del gelo. Sono poi state rimosse tutte le stuccature e le stilature dei giunti perché realizzate con malte inadatte o addirittura già degradate e non più esistenti». Per questa prima fase il responsabile unico del procedimento è stato Sergio Liberatore, mentre Rodolfo Morano è stato direttore di cantiere e contabilizzatore. «Lo stato di degrado del bene, però, era tale che è stato necessario richiedere un finanziamento suppletivo al Ministero che è stato quantificato in 100mila euro», continua D’Alò. «Con questo finanziamento si è provveduto (e si provvederà dopo la temporanea riconsegna del bene) alla prosecuzione delle operazioni di pulitura, alla rimozione delle efflorescenze saline, al consolidamento delle parti della struttura in muratura, alla sostituzione o reintegrazione delle porzioni in pietra lavorata non più recuperabili, all’ impermeabilizzazione delle vasche, alla ristilatura di tutti i giunti con opportune malte e all’applicazione di adeguati protettivi sia sul gruppo scultoreo che sulle parti lapidee». Per questo lotto il rup è Valerio Piovanello.

Michela Corridore

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