Fontecchio, il borgo con le ferite invisibili

9 Marzo 2011

Il centro storico, scrigno di arte e di storia, è per gran parte inagibile ma sarà salvato

FONTECCHIO. Guardi Fontecchio e quasi dici grazie al terremoto. Uno dei borghi più belli d'Abruzzo a uno sguardo frettoloso è ancora intatto. Entrarci è come aprire uno scrigno d'arte. Passeggi nei vicoli ed è come leggere un libro di storia. C'è tutto: dal Medioevo ai giorni nostri. E pensi: se quella maledetta scossa avesse colpito forte anche qui, sarebbe sparito per sempre un pezzo d'Abruzzo che mai nessuno avrebbe potuto ricostruire.

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Oggi Fontecchio è un borgo ancora bellissimo se pur ferito. Lo vedi dalle fasce azzurre che circondano e tengono insieme muri di case che hanno bisogno di essere risanate e consolidate. Eppure nei vicoli non c'è traccia di abbandono e non ci sono macerie. A dire il vero non ci sono nemmeno molti abitanti. Un terzo dei residenti (150 persone) è nei map (casette di legno) costruiti nel periodo dell'emergenza. Quasi tutti abitavano nel centro storico. Fontecchio oggi è lo specchio di due esigenze: far presto a restaurare tutto il possibile e poi guardare avanti per dare un futuro a chi si ostina a restare qui, nonostante tutto. Nonostante il terremoto. Due esigenze che vengono ben interpretate da due persone che in modo diverso esprimono passione ed entusiasmo. Il sindaco, Sabrina Ciancone è una donna giovane che quando parla di Fontecchio assomiglia a una bambina a cui hanno fatto un bel regalo. Quasi sorvola sulla ricostruzione e sull'impegno che pure l'assorbe per tante ore al giorno fra progettisti, esperti di importanti università da contattare, piani di ricostruzione, rapporti con la struttura tecnica di missione, aggregati, consigli comunali, bilanci che anche qui come negli altri Comuni del cratere sono in sofferenza.

Sabrina Ciancone questi passaggi li dà quasi per scontati: fare tutto presto e bene dice con l'atteggiamento di chi è pronta a superare tutti gli ostacoli. E' una ottimista per natura e nell'ultimo numero del periodico del Comune di Fontecchio ha scritto: «Tutto quello che rientra nelle competenze del Comune è affrontato con premura e scrupolo». Poi lo sguardo si volge al futuro. C'è la Caritas che «costruirà una bellissima scuola dove ospiteremo il nido, l'asilo e l'elementare. Poi abbiamo progetti con altri Comuni per servizi sociali e attività culturali. L'obiettivo è dire stop alla fuga dai nostri borghi e lanciare una sfida: venite da noi, ne guadagnerete in qualità della vita e avrete servizi efficienti». Ecco cosa significa città territorio. Primo Benedetti è invece un consigliere comunale di minoranza e la sua è una passione quasi carnale per il paese dove è nato e vive. Attraversando il borgo non può fare a meno di indignarsi per quelli che chiama «i danni del post terremoto».

Lui vorrebbe vedere cantieri in azione, antichi palazzi restaurati e messi a disposizione della comunità e delle attività culturali. Si arrabbia quando vede tetti che avrebbe bisogno di coperture che invece sono lì in attesa di non si sa cosa.

Sabrina e Primo, due passioni diverse. Ma insieme una certezza: Fontecchio ce la farà.

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