la sparizione

Due anni fa la scomparsa di Marco Benso. L’appello della famiglia che non si arrende: «Trovate mio padre, non ci arrendiamo»

8 Giugno 2026

La Procura di Roma vuole archiviare il caso, ma la famiglia dell’88enne si oppone

ROCCA DI CAMBIO

Cinque avvistamenti tra il 29 luglio e il 13 agosto 2024, tutti «coerenti, attendibili e lineari». Eppure, di Marco Benso, l’ex manager romano con la passione per il trekking, l’alpinismo e il podismo, ancora nessuna traccia. Tanto che la Procura di Roma, che nel frattempo ha ereditato il fascicolo d’inchiesta sulla scomparsa dell’88enne da quella dell’Aquila, ha di recente chiesto l’archiviazione. Con i familiari che, a loro volta, tramite il loro legale presenteranno oggi richiesta di opposizione. Perché Marco, qualunque cosa possa essergli capitato, «va trovato, punto e basta».

A ribadirlo è la figlia Paola, che da quasi due anni non si dà pace. Da quando cioè suo padre è uscito in abiti sportivi dalla sua casa di Rocca di Cambio in preparazione di una maratona prevista in agosto, fino a svanire nel verde della macchia che circonda il piccolo paese incastonato nell’altopiano delle Rocche.

A immortalarlo, per l’ultima volta, sono state le telecamere piazzate lungo la strada che conduce in località Cerri. Poi il nulla, riempito da qualcosa come 886 uomini in divisa tra volontari e forze dell’ordine, in aggiunta ai cani molecolari, elicotteri, droni e sommozzatori. Tutti impegnati in una serie di battute di ricerca, poi rimaste puntualmente frustrate nonostante le diverse segnalazioni di presunti avvistamenti dell’anziano, avvenuti tra Rocca di Cambio, Fonteavignone, San Panfilo d’Ocre, Bagno e via Antica Arischia.

Con quest’ultimo che ha visto il coinvolgimento di due donne, tra chi lo avrebbe notato scendere da un autobus senza conoscere la sua storia, e chi si è sopraggiunta poi alla guida di una panda gridando che quello fosse lo stesso uomo oggi ritratto nei volantini affissi sui lampioni e sui muri di tutta la provincia. Un doppio avvistamento che però non è servito a fermarlo nè a riportarlo a casa.

«Tre sono le possibilità», secondo Paola Benso alla vigilia del termine ultimo a disposizione della famiglia per opporsi alla richiesta d’archiviazione. «O è morto all’Aquila, anche se io non ci credo», dice, «o si è infilato su un mezzo – un treno o un autobus – e adesso si trova in una località lontana dall’Abruzzo; oppure si è accompagnato a qualcuno, come del resto è capitato ad alcuni amici di famiglia a cui è successa la stessa cosa in Sardegna, salvo poi ritrovare la persona scomparsa dopo 40 giorni su un molo. Aveva incontrato un pescatore che viveva fuori dal mondo, senza telefono, né internet né televisione, e che se l’era preso in casa. Ad ogni modo», dice, «mio padre va trovato. Noi non ci arrendiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA