Forte spagnolo, nuovi lavori al via E l’obiettivo è far tornare il Munda

4 Settembre 2023

Con l’ultima domenica di visite al Mammut si apre la fase 2: previsti interventi per 26 milioni di euro Oltre alle sale per accogliere i tesori del Museo d’Abruzzo ci saranno laboratori di restauro e di ricerca

L’AQUILA. Centinaia di visitatori, aquilani ma soprattutto turisti, hanno approfittato ieri dell’ultima apertura straordinaria, con ingresso gratuito, per salutare Pietro, lo scheletro di Mammuthus Meridionalis, risalente a un milione e trecentomila anni.
Quello di ieri, infatti, è stato l’ultimo giorno di apertura del bastione Est del castello cinquecentesco, dove a breve riprenderanno i lavori di restauro post sisma, avviati 11 anni fa.
Buona l’affluenza anche al Munda delle 99 cannelle per la mostra “Il maestro di Campo di Giove. Ricomporre un capolavoro” dedicata alle tavolette che componevano la custodia della statua di Sant’Eustachio, ritrovate ed esposte per la prima volta dopo 120 anni dal furto.
Intanto, dopo la chiusura estiva, ricominceranno a breve i lavori di consolidamento e restauro del castello, che hanno preso il via nel 2012.
Dopo la conclusione del primo lotto (costato circa 14 milioni) si intende proseguire senza soluzione di continuità con le lavorazioni dei restanti due, il cui finanziamento è già stato approvato da parte del Cipess, per un totale di circa 26 milioni.
I lavori finora hanno interessato il fronte d’ingresso al Castello cinquecentesco, il più danneggiato dal terremoto del 2009.
Le ultime lavorazioni dovrebbero richiedere tempi più brevi.
L’obiettivo, tuttavia, è quello di riportare il Munda al castello, nonostante i lavori. Un obiettivo che potrebbe avere tempi più lunghi del previsto.
Il rientro del Munda nei locali del Forte spagnolo sarà “graduale”, poiché dovrà fare i conti sia con il prosieguo delle opere all’interno delle possenti mura, sia con i tempi necessari al riallestimento degli spazi, al trasporto e alla ricollocazione delle opere della ricchissima collezione del museo, che oggi è solo in parte esposta nella sede di via Tancredi da Pentima.
Secondo il progetto stilato nel 2011, una volta terminati i lavori di adeguamento sismico e restauro, all’interno del castello cinquecentesco oltre alle esposizioni permanenti, verranno attivati anche laboratori di restauro e ricerca.
Una vera e propria officina che permetta di eseguire frequenti ricognizioni nei diversi depositi per monitorare lo stato di conservazione delle opere e intervenire prontamente in caso di rischio.
Al fine di accelerare il rientro del museo nel castello il Comune, nei mesi scorsi, ha anche formalmente costituito l’Unità tecnica di verifica (Utv) dell’intervento del piano complementare “L’Aquila castello cinquecentesco, via Colecchi, museo nazionale d’Abruzzo: musealizzazione, laboratori di restauro e ricerca, nuovi depositi, accessibilità e superamento barriere architettoniche”.
D’altro canto, si tratta di un ritorno molto atteso: il castello cinquecentesco dell’Aquila è stato la sede storica del museo nazionale d’Abruzzo dal 1951 sino al sisma del 6 aprile 2009 che ha determinato la chiusura del forte spagnolo e il trasferimento di una selezione di opere nel complesso architettonico dell’ex mattatoio comunale dell’Aquila.
Il castello è uno degli esempi più grandiosi e meglio conservati di architettura militare cinquecentesca: un museo già di per sé che si presta perfettamente come sede dell’allestimento più importante della regione.
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