Fossa, dopo 9 anni torna la processione

6 Luglio 2018

Domani tradizionale fiaccolata in onore di San Cesidio Giacomantonio, martire morto bruciato in Cina

FOSSA. Dopo uno stop forzato di 9 anni, domani torna a Fossa la tradizionale fiaccolata in onore di San Cesidio, che sarà preceduta – come avveniva sin dal 2000, quando Cesidio Giacomantonio fu elevato agli onori degli altari da Giovanni Paolo II – da una cerimonia religiosa che prima del sisma si svolgeva davanti al convento di Sant’Angelo d’Ocre.
Il convento non è ancora raggiungibile da Fossa – si è in attesa che venga messa in sicurezza la strada – e allora il comitato organizzatore ha pensato di utilizzare la chiesa di Santa Maria ad Cryptas restaurata e restituita qualche mese fa al Comune.
I pellegrini e i fedeli che intendono partecipare possono recarsi dalle 16,30 al nuovo villaggio San Lorenzo (costruito dopo il terremoto). Una navetta – come accadeva un tempo – li porterà a Santa Maria ad Cryptas. La messa – celebrata da padre Marco Federici e dal parroco don Gaetano Chibueze Anyanwu – avrà inizio alle 18 sul piazzale esterno della chiesa, che sarà comunque aperta. Ci saranno delle guide che racconteranno ai visitatori la storia dell’edificio sacro e illustreranno gli affreschi – di epoche diverse – che ricoprono tutte le pareti. Alla fine della messa, dopo un momento di ristoro “francescano”, partirà, all’imbrunire, la fiaccolata – alla quale è prevista la partecipazione di numerose confraternite provenienti da tutta la regione – che si snoderà per le stradine della campagna circostante per arrivare al ponte sul fiume e da lì, sulla strada asfaltata, raggiungerà il nuovo villaggio e la chiesa di legno. Con questa iniziativa Fossa vuole ripartire dalle sue radici spirituali – che ne fanno un vero e proprio luogo delle beatitudini – per poter guardare al futuro con maggiore ottimismo. Storia, arte, fede: elementi che a Fossa ci sono tutti e che possono costituire un volàno per la rinascita – non solo materiale – del borgo. Fossa domani si stringe dunque intorno al proprio santo. Lo farà, si spera, unito e con nei cuori tanta voglia di continuare il percorso della ricostruzione superando momenti difficili in cui spesso hanno la meglio discordie ed egoismi e dando ai più giovani – come lo era San Cesidio – la spinta per continuare a coltivare memoria e tradizioni.
IL SANTO. Angelo Giacomantonio nacque a Fossa da Giacomo e Maria Loreta Antonucci il 30 agosto 1873. Il 21 novembre 1891 a San Giuliano vestì il saio francescano, prendendo il nome di fra’ Cesidio. L’11 luglio 1897 ricevette la sacra unzione sacerdotale per mano dell’arcivescovo monsignor Carrano. Fu destinato a vari conventi e un giorno scelse di fare il missionario e decise di partire per la Cina. Lasciò l’Italia il 19 ottobre 1899, insieme ai due confratelli Bonaventura Schiavo da Sulmona e Gerolamo Costa da Viterbo, e approdò in Cina il 1 novembre dello stesso anno. Qui, dopo alcuni mesi d’istruzione in lingua e costumi cinesi, fu destinato a reggere la stazione missionaria in Tai-tung, nel Vicariato di Han-Kow, nella regione dell’Hunan. All’epoca si era formato il movimento dei “Boxers”, pronti e decisi a espellere, anche a trucidare, gli stranieri, in particolare cristiani, sui quali facevano ricadere i malanni del momento: fame, siccità, inondazioni, malattie. Il 4 luglio 1900, nelle prime ore del pomeriggio, la residenza missionaria dove Cesidio si trovava fu raggiunta e assalita dai Boxers, i quali, con ferocia inaudita e armati con bastoni, spade e pietre, dapprima incendiarono la chiesa e poi colpirono i frati. Cesidio, ricordando l’Eucaristia, tentò di entrare in cappella per preservarla dalla profanazione. Gli assalitori, pensando che volesse fuggire, gli furono di nuovo addosso con lance, pietre e bastoni, lo trascinarono fuori la casa e, ancora in vita, avvoltolo in una coperta cosparsa di petrolio, gli diedero fuoco.
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