Foto osé sui telefonini, pagano i genitori

10 Aprile 2018

Per il giudice dovranno essere le famiglie degli undici ragazzi, all’epoca minorenni, a dover risarcire la parte lesa

SULMONA. Avevano diffuso la foto nuda di una loro coetanea minorenne, facendola circolare sui telefonini di mezza città. Prosciolti in sede di udienza preliminare, ora undici ragazzi sono stati chiamati a risarcire la parte lesa in sede civile. Ma a pagare saranno i loro genitori. È destinata a far discutere la sentenza emessa dal giudice del tribunale di Sulmona Daniele Sodani, il quale ha ritenuto responsabili i genitori per le colpe dei loro figli di cui omettiamo i nomi, in quanto all’epoca minorenni.
I fatti risalgono al 2013 quando una ragazza, allora 14enne, denunciò di essere apparsa senza veli sul social Facebook per alcune ore e poi sui telefonini di amici e conoscenti. Ma ben presto quello che all’inizio sembrava un gioco indecente presto è finito al centro di indagini giudiziarie condotte dai carabinieri di Sulmona, sollecitati dai genitori della ragazza. L’accusa fu quella di diffusione di materiale pedopornografico. All’inizio furono una trentina i ragazzi, quasi tutti minorenni, chiamati a deporre dai carabinieri. Da questo elenco sono poi stati estrapolati gli undici ritenuti autori materiali della diffusione delle foto osé. In sede di udienza preliminare gli indagati sono stati tutti prosciolti. Non è andata così in sede civile dove il giudice, accogliendo parzialmente le richieste dei genitori della minore che avevano avanzato un risarcimento di 650 mila euro, per danni patrimoniali e non, ha stabilito che i convenuti debbano versare complessivamente, a vario titolo, oltre 100 mila euro. Il giudice ha disposto inoltre che a pagare il risarcimento debbano essere i genitori degli allora minorenni perché «è in capo a loro l’onere di provare e di dimostrare il corretto assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sul figlio, solo in tal modo potendosi esonerare dalla condanna risarcitoria». Cosa che non è stata dimostrata.
Anzi, sempre secondo la sentenza del giudice «i fatti esprimono, di per sé, una carenza educativa degli allora minorenni, dimostratisi in tal modo privi del necessario senso critico di una congiunta capacità di discernimento e di orientamento consapevole delle proprie scelte nel rispetto e nella tutela altrui. Capacità che invece avrebbero già dovuto godere in relazione all’età posseduta. Tanto è vero che alcuni coetanei, ricevuta la foto, non l’hanno divulgata». Il giudice ha bacchettato anche i genitori della ragazza non riconoscendo il risarcimento chiesto per loro, in quanto non avrebbero vigilato sulla condotta imprudente della propria figlia, da cui sarebbero partite le foto osé.
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