Fotografo muore di Covid: i familiari vanno in Procura

Celano in lutto per Vittorio Di Tana, deceduto a 83 anni dopo dieci giorni di ricovero La denuncia sui social della figlia Roberta: «L’ospedale non ci ha permesso di sentirlo»
CELANO. Celano piange per la morte di Vittorio Di Tana. Lo storico fotografo della città si è spento ieri mattina, all’età di 83 anni, all’ospedale di Avezzano dove era ricoverato da dieci giorni.
Sulla sua morte, però, è stata presentata una denuncia-querela ai carabinieri per omicidio colposo in cui viene chiesto anche il sequestro della cartella clinica, nonché l’autopsia.
«Vogliamo che venga fatta luce sulle cause della morte e capire perché ad un certo punto i contatti tra Di Tana e la famiglia si sono interrotti di colpo. Vogliamo ricostruire con esattezza ciò che è accaduto dal giorno del ricovero a quello del decesso», spiega l’avvocato Lucio Cotturone che, insieme al collega Franco Colucci, rappresenta il genero del fotografo. Secondo quanto riportato nella denuncia presentata contro ignoti, il 19 ottobre Di Tana è stato portato in ospedale con l’ambulanza. Sottoposto al tampone, che ha dato esito positivo, e a una Tac al torace, l’anziano è stato ricoverato nel reparto di malattie infettive. Il 24 ottobre una delle figlie ha lanciato un disperato appello sui social perché da due giorni non riusciva più a contattare il padre. «Vorrei spendere due parole su una situazione che è avvenuta e sta avvenendo in questi giorni», aveva scritto Roberta Di Tana su Facebook, «mio padre è stato portato in ospedale con l'ambulanza sulla quale è salito da solo. Una volta risultato positivo al tampone gli è stata messa una maschera con l'ossigeno, poi un pannolone ed è stato sedato. L’ospedale non ci ha permesso di sentirlo. Gli è stato tolto il telefono dalle mani mentre parlava con noi e da allora ci dicono che dorme e che non può risponderci. In conclusione sono due giorni che non sento mio padre». Sin qui le disperate parole della figlia. «Una situazione inaccettabile», aggiunge l’avvocato Cotturone, intervenuto in aiuto della donna, «sono stato costretto a chiamare in reparto per far valere i diritti del malato e della famiglia, ma sono stato informato che il paziente era sedato perché agitato dall’ambiente ospedaliero e che sarebbe stato dimesso a giorni. Ricordo che il 21 ottobre Di Tana mi aveva chiamato dall’ospedale ed era lucidissimo. Poi questa mattina (ieri per chi legge) ci è stato comunicato il decesso».
Ora la famiglia dell’anziano fotografo vuole vederci chiaro. Originario di Sulmona, Di Tana si era trasferito con la famiglia ad Avezzano dove il padre faceva il ferroviere. All’inizio degli anni Sessanta aveva deciso di aprire il suo laboratorio fotografico in piazza IV Novembre a Celano immortalando nei suoi scatti da maestro scene di quotidianità e volti della città castellana per oltre mezzo secolo.
Tra le sue tante fotografie ci sono anche quelle dei funerali spedite all’estero a chi era emigrato e non poteva essere vicino ai propri cari in quei dolorosi momenti.
Nel suo studio camicie, cravatte e rossetti da donna erano a disposizione di chi stava per lasciare l’Italia con solo un passaporto in tasca.
«In un momento in cui ormai basta un telefonino per scattare foto in digitale, sembrano preistoria i tempi in cui le foto si dovevano sviluppare e dietro la macchinetta ci voleva un professionista» aveva dichiarato Di Tana in un’intervista al Centro annunciando cinque anni fa la chiusura dello studio.
«Splendida persona, eccellente professionista, un uomo ben voluto da tutti», è il ricordo del sindaco di Celano, Settimio Santilli, «un gran signore con la S maiuscola, pieno di garbo, disponibilità ed educazione. È stato la memoria fotografica storica dell’evoluzione della nostra comunità e della nostra città». Vittorio Di Tana lascia la moglie Gabriella e le figlie Cinzia e Roberta.
Con molta probabilità la cerimonia funebre fissata per oggi, alle 15.30, al cimitero di Celano, non si terrà in quanto la salma – essendo stata presentata una denuncia – è da ieri a disposizione dell’autorità giudiziaria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

