Fraccaro: L’Aquila nei piani del governo

11 Ottobre 2018

Il ministro oggi interverrà al Festival della Partecipazione: «La città si è dimostrata più forte del terremoto del 2009»

L’AQUILA. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, del M5S, oggi sarà all’Aquila per il Festival della Partecipazione. Il suo intervento è previsto dalle 17.30 alle 19 e parlerà sul tema: “La Costituzione dei cittadini”. Al termine seguirà un dibattito.
Al Centro il ministro Fraccaro ha concesso un’intervista in anteprima, nella quale parla anche dei programmi del governo per la città devastata dal sisma.
Ministro, lei oggi sarà all’Aquila per l’apertura del Festival della Partecipazione. Perché ha scelto di intervenire a questo appuntamento nel capoluogo d’Abruzzo e come si declina il concetto di partecipazione, in un territorio colpito da una catastrofe come il terremoto?
«L’Aquila è una città straordinaria, che si è dimostrata più forte del terremoto che ha colpito il territorio nel 2009. La partecipazione rappresenta il collante del tessuto sociale e civile, proprio all’Aquila ha tenuto insieme la popolazione, dando nuova linfa a una comunità che è stata messa in ginocchio, ma che si è dimostrata pronta a risollevarsi. Il dovere dello Stato è quello di fare la propria parte al fianco dei cittadini e di fornire loro tutti gli strumenti necessari affinché la partecipazione possa esprimersi ed essere valorizzata. Soprattutto in una città colpita da una simile tragedia, partecipare significa prendere parte ad un comune obiettivo: quello di rimarginare una ferita, ma anche costruire occasioni di rilancio per la città. L’Aquila è in questo senso una città simbolo della forza della partecipazione».
Il caso-L’Aquila, dal Movimento delle carriole post-sisma agli attuali esempi di impegno civile delle associazioni e dei movimenti che operano sul territorio, è il paradigma della partecipazione. Ma come coniugare le istanze dal basso con le scelte, comunque sempre, nelle mani del potere centrale?
«La democrazia nasce dal basso e si basa sulla responsabilità diffusa, non sull’accentramento delle decisioni. Oggi assistiamo alla crisi del modello meramente rappresentativo, perché esso si fonda sul sistema della delega ogni cinque anni, che evidentemente risulta insufficiente nel quadro di una democrazia pienamente compiuta. È necessario allora prevedere degli istituti di democrazia diretta, che consentono alla volontà popolare di tradursi in atti concreti. In questo modo anche il sistema parlamentare ne risulta rivitalizzato perché la partecipazione è stimolo alla democrazia in tutte le sue declinazioni. Tra istituzioni e cittadini dev’esserci sinergia, solo così si recupera fiducia reciproca».
C’è spazio nella Costituzione per rafforzare la dimensione partecipativa della democrazia? E in che modo?
«La Costituzione prevede già la democrazia diretta, accanto a quella rappresentativa; la stessa Repubblica è nata grazie a un referendum ed è solo grazie alla partecipazione che la comunità cresce e si rafforza. Il secondo comma dell’articolo 1 della nostra Carta Fondamentale, nello stabilire che la sovranità appartiene al popolo, sancisce proprio la necessità di valorizzare sempre più l’esercizio democratico dei poteri decisionali da parte dei cittadini. Più si evolvono le dinamiche sociali, più la partecipazione deve rafforzarsi, per continuare a rappresentare l’essenza stessa della nostra democrazia».
A che punto è, nel “governo del cambiamento”, la novità dell’elemento di partecipazione diretta dei cittadini?
«Abbiamo depositato alla Camera e al Senato le prime riforme del cambiamento che prevedono di tagliare il numero dei parlamentari e introdurre il referendum propositivo. A seguire presenteremo anche le proposte per l’abolizione del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, ndr) e del quorum per il referendum abrogativo. Si tratta di misure puntuali per ottenere due ordini di obiettivi: meno poltrone e più democrazia. Vogliamo aumentare l’efficienza delle istituzioni, con la riduzione di 345 parlamentari e l’eliminazione del Cnel, e consentire ai cittadini di tradurre in legge la volontà popolare, secondo il principio che “decide chi partecipa”. Con queste riforme le istanze del Paese reale saranno in cima all’agenda politica».
Quale messaggio intende lasciare alla città capoluogo d’Abruzzo, che si approssima a vivere il decennale dal terremoto del 6 Aprile 2009?
«Porto anzitutto la massima vicinanza del governo a tutta la popolazione. Abbiamo messo in campo degli interventi concreti per la ricostruzione e intendiamo continuare ad assicurare il pieno sostegno delle istituzioni. Noi non lasceremo sole le popolazioni che hanno dimostrato di saper ritrovare, proprio nella partecipazione, un’occasione di ripartenza. All’Aquila i cittadini hanno scelto di farsi parte attiva della comunità. E noi intendiamo favorire, soprattutto a livello locale, la possibilità di riappropriarsi degli spazi civici e di partecipare direttamente alle decisioni pubbliche. La città sappia di poter contare su un governo che mette al centro i cittadini e i loro interessi».
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