Framiva, ora 62 operai rischiano il posto

L’azienda deve lasciare il sito ex Otefal. Il provvedimento del tribunale esecutivo da domani. Il caso sul tavolo del prefetto
L’AQUILA. La Framiva Metalli deve lasciare lo stabilimento dell’ex Otefal, a Bazzano. Lo ha stabilito il tribunale dell’Aquila, che ha dichiarato decaduto l’atto con cui l’azienda, nel 2015, si era aggiudicato il sito nell’asta fallimentare. Il provvedimento diventerà esecutivo domani e la cessazione dell’attività produttiva lascerà senza lavoro i 62 operai.
Immediata la reazione delle organizzazioni sindacali che hanno chiesto un incontro urgente in prefettura.
La Framiva Metalli, con sede a Varese e specializzata nei settore dei laminati, ha rilevato la fabbrica aquilana, ricollocando 62 dei 180 lavoratori, nell’aprile del 2015, quando è subentrata alla Otefal dopo il fallimento e dopo ben cinque aste andate a vuoto. «Durante l’ultimo tavolo la Framiva», spiegano Giampaolo Biondi della Fim-Cisl, Elvira Simona De Sanctis della Fiom-Cgil, e Clara Ciuca della Uilm-Uil, «ci ha informato di aver ricevuto un provvedimento di decadenza dell’aggiudicatario da parte del giudice delegato del tribunale dell’Aquila, con l’ordine di rilasciare il complesso aziendale il 14 gennaio. Non è certo nostra intenzione e competenza entrare nelle procedure giudiziarie», sottolineano i rappresentanti sindacali, «ma vogliamo esprimere tutta la nostra preoccupazione per le gravi ricadute sociali che si potrebbero presentare ai sessantadue lavoratori in forza con la cessazione improvvisa dell’attività produttiva dello stabilimento di Bazzano. La nostra preoccupazione è per il loro futuro e per quello di tutti gli altri ex lavoratori della Otefal, che sono in attesa di poter essere ricollocati».
La Framiva, che ha dichiarato di aver versato rate per 6 milioni di euro, ha presentato ricorso contro il provvedimento di decadenza dell’aggiudicazione e l’udienza è stata fissata al prossimo 22 gennaio.
Fim, Fiom e Uilm si sono subito attivati per sollecitare la convocazione di un tavolo di verifica in prefettura, «che veda coinvolte tutte le parti interessate per individuare una soluzione che possa dare continuità produttiva a garanzia dei salari e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e delle loro famiglie».
La vertenza degli ex lavoratori della Otefal è cominciata con l’uscita di scena della vecchia proprietà, la famiglia Pozzoli di Bergamo, e a gennaio del 2013 lo stabilimento è stato rilevato dalla società Madaar.
Ma l’avventura dei siriani è durata poco e a giugno del 2014 l’azienda è stata chiusa, con i 180 operai finiti in mobilità.
Il sito è stato a quel punto acquistato, e siamo nel 2015, dalla newco costituita da Framiva Metalli di Varese e Feral Recycling, che ha una sede anche a Chieti, attraverso una gara bandita dal curatore fallimentare Omero Martella.
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