Franceschini inaugura il Maxxi: «La ricostruzione non si fermi»

29 Maggio 2021

Il ministro della Cultura all’apertura della sede aquilana del Museo nazionale delle arti del XXI secolo A Palazzo Ardinghelli la prima mostra. Tutto esaurito per le visite gratuite. Dal 3 giugno a pieno regime

L’AQUILA. Accadde il 28 maggio. Nel 1955 Maria Callas canta “La Traviata” alla Scala di Milano. Nel 1999 “L’Ultima Cena” di Leonardo torna visitabile dal pubblico dopo 22 anni di restauro; nel 2002 la Russia è ammessa nella Nato in qualità di “collaboratore per la pace”. Nel 2010 apre il Maxxi, a Roma. Nel 2021 ecco il Maxxi L’Aquila. Il capoluogo d’Abruzzo si ritaglia un pezzo nella storia. Cabalisti di tutto il mondo a caccia di buoni auspici per il futuro del Museo nazionale delle arti del XXI secolo che prende casa in città dopo rinvii, pandemia e annessi intoppi.
PORTE E MENTI APERTE. La premessa/promessa nel varcare la soglia di Palazzo Ardinghelli – restaurato con otto milioni della Federazione russa (l’ambasciatore in Italia Sergey Razov raccoglie la gratitudine della comunità espressa dai suoi amministratori) – è il filo di Arianna che riannoda pezzi interrotti. Dal sisma prima. E dal Covid poi. Fili come quelli che, al piano nobile della vecchia Pretura (poi Anagrafe del Comune, ora ritrovato gioiello del Barocco aquilano) esaltano l’opera dell’artista Maria Lai. Una grande mostra, dedicata alla memoria di Ettore Spalletti (che vi lascia la sua opera testamento: Colonna nel vuoto, L’Aquila”); un programma di visite gratuite e tante iniziative insieme alle istituzioni, tra cui incontri d’artista, attività educative, corsi di formazione, progetti di committenza. Tutto questo e molto altro promette il Maxxi L’Aquila. «Non una sede distaccata», precisa la presidente Giovanna Melandri nell’accogliere il ministro Dario Franceschini, «ma un polo per le arti contemporanee attivato in risposta a una chiamata istituzionale del ministro, nel 2014. Saremo come la dinamo che fa girare la ruota e produce energia. E questo territorio ha tante risorse». Il ministro della Cultura dice a chiare note che «la ricostruzione va avanti, ma non bisogna fermarsi, come subito dopo il terremoto l’attenzione deve restare alta». Bartolomeo Pietromarchi (Maxxi L’Aquila e Maxxi Arte) e Margherita Guccione (Maxxi Architettura) guidano i primi visitatori nelle sale tra stucchi e pietra, esaltate dalla presenza delle opere. Una macchina complessa. Due milioni l’anno. Accanto alle risorse pubbliche, già avviate collaborazioni con partner privati, tra cui Cassa Depositi e Prestiti e Bper Banca. Altre sinergie saranno (o sono già state) attivate con amministrazioni, università, istituzioni scientifiche e culturali, centri di studio e ricerca e associazioni. Tra i partner il Munda di Borgo Rivera.
OTTO OPERE PER L’AQUILA. Nella mostra inaugurale “Punto di equilibrio. Pensiero spazio luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti”, 8 nuove produzioni site specific (cioè pensate e fatte apposta per Palazzo Ardinghelli) dialogano con oltre 60 opere della collezione pubblica nazionale di arte, architettura e fotografia del Maxxi e con gli spazi barocchi del Palazzo, dalla corte allo scalone, dalla cappella alle sale espositive del piano nobile. A orientare il visitatore alla scoperta delle opere allestite nelle sedici sale ci sono anche studenti dell’Accademia di belle arti e dell’Università. L’aquilana Cinzia Damiani illustra “La Città che sale”, di Elisabetta Benassi. Blocchi di sale issati sui muletti azzurri narra la precarietà incarnata dal terremoto. «La presenza del Maxxi è un’occasione di futuro professionale per tanti giovani aquilani», commenta la studentessa del corso di laurea in Beni culturali. Riccardo Rufini dell’Accademia di belle arti illustra l’opera di Anastasia Potemkina che ha messo il Senecio africano nell’acqua come simbolo di resilienza. Anita Fagnani di Isola del Gran Sasso e Laura Dramisino di Avezzano illustrano la parte architettonica e fotografica. Le committenze fotografiche di Paolo Pellegrin e Stefano Cerio sono un omaggio all’Aquila ferita e alla frazione di Onna, di cui viene riprodotta la chiesa di legno, rappresentata da gonfiabili collocati in luoghi montani deserti. Non mancano pezzi pregevoli di Maurizio Cattelan, Piero Manzoni, i neon rossi di Maurizio Nannucci sotto agli affreschi di Vincenzo Damini e Michelangelo Pistoletto col “Quadro di fili elettrici”. Ma l’arte è anche sonora. Dal “fischio 3/2018” di Liliana Moro (all’ingresso) fino al ritmo ossessivo del battito di mani di Hassan Khan. In Egitto nel 2013 era per le manifestazioni di piazza dopo il colpo di stato. Qui sembra l’applauso del visitatore soddisfatto.
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