«Francesco, mandaci un segnale da lassù»

21 Dicembre 2014

La commovente lettera del papà Giuseppe al figlio letta durante la funzione funebre al Torrione

L’AQUILA. Dopo un mese dalla sua morte violenta, per mano del coinquilino a Birmingham in Inghilterra, Francesco Leccese, 21 anni, è stato riportato a casa. Ora mamma Alessandra, papà Giuseppe e i fratelli Ludovico e Filippo avranno un luogo dove piangerlo o dove parlare con lui. Per l'ultimo saluto a Francesco, che in Gran Bretagna dove lavorava come croupier, ieri sono arrivati in tantissimi nella chiesa di San Pio X al Torrione, e in molti sono rimasti fuori. Al funerale era presente il questore Vittorio Rizzi, l'ex questore Stefano Cecere, e all'ingresso della chiesa poliziotti in alta uniforme per dire addio al figlio del collega Giuseppe. L'omelia di don Bruno, parroco di Gignano, dove vive la famiglia Leccese, è stata una lettera per un amico, parole cariche di affetto, lette con grande commozione. Un gesto di dolcezza don Bruno lo ha donato agli addolorati genitori di Francesco, baciando le loro mani: «Sono state le ultime a carezzarti a Londra, e baciandole il mio bacio arrivi a te». E don Juan, ex parroco di Gignano, nel ricordarlo è scoppiato in lacrime. A sostegno del poliziotto Giuseppe Leccese anche il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Donnarumma, e altri rappresentanti del Corpo. Una lettera dolce, che avrebbe potuto non concludersi mai, quella letta dal papà durante il funerale. Quasi una lettera scritta ad un figlio che è cresciuto così velocemente e bene che ti chiedi come abbia fatto, visto che ancora non gli hai detto tutto quello che avresti voluto dirgli. «Abbiamo bisogno di sapere che nulla è andato perso, che sei solo lontano, per sentirci allora dacci un segno – ha letto il papà – non so chi comanda lassù ma potresti chiedergli un favore, non voglio una spiegazione, non voglio sentirmi dire che una cosa accade perché accade, facci solo dare un raggio di sole, un tramonto, un alito di vento, un momento per dire a me, a mammina, Ludovico e Filippo “non ti preoccupare, qui è tutto a posto” quello che ci dicevi sempre via skype». Fuori dalla chiesa il saluto musicale della banda di Paganica di cui Francesco è stato clarinettista e in chiesa i canti della Corale Gran Sasso. Lì conobbi Francesco, era impossibile non volergli bene per il suo disarmante sorriso e la sua leggerezza di spirito, il suo ricordo è per me indelebile.

Barbara Bologna

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