Francesco nei paesi terremotati

Visita del Papa nei borghi distrutti ai confini con l’Aquilano. Il commovente incontro coi bambini
L'AQUILA. "Sei davvero tu, il Papa?". L'innocenza della piccola Maria, grandi occhi nocciola e capelli raccolti in una treccia, si coglie in un'interrogativo che sa di stupore e ammirazione. Quando Papa Francesco varca la soglia della scuola di Amatrice, costruita a tempo di record dalla protezione civile di Trento, una lunga fila di casette di legno colorate che ospitano elementari e medie, cala il silenzio. Ma è un attimo. Il Santo Padre entra nella classe terza. Tutt'intorno un nugolo di bambini festanti che gli toccano le vesti, tentano di abbracciarlo. Il Pontefice non si sottrae: li bacia ad uno ad uno, con la tenerezza di un padre. Alcuni gli regalano un disegno, altri un pensierino scritto in tutta fretta su un foglio. E' a loro, ai piccoli alunni di Amatrice che Papa Francesco ha voluto dedicare la visita alle popolazioni vittime del sisma del 24 agosto. Un incontro annunciato da tempo e vissuto «in forma strettamente privata» nel giorno dei festeggiamenti del Santo di cui il Pontefice porta il nome.
«La notizia della visita del Papa ad Amatrice è stata tenuta celata fino a dieci minuti prima del suo arrivo, alle 9,30 di martedì scorso» dice la dirigente scolastica, Maria Rita Pitoni. Papa Francesco, accompagnato dal Vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ha raggiunto, a bordo di una Golf blu con i vetri oscurati, il centro scolastico realizzato nella frazione di San Cipriano. Ad attenderlo, il sindaco, Sergio Pirozzi. «E' stata una sorpresa bellissima» dichiara la preside, che non nasconde l'emozione «si è intrattenuto a lungo con i bambini e gli insegnanti. Ha voluto ascoltare dalla voce degli studenti il racconto di quanto accaduto quella notte, raccogliere i loro pensieri, capire le sensazioni che stanno vivendo». «Ti ho visto tante volte in tv. Non mi senbra vero che tu sia qui» il commento di un ragazzino. E' la speranza nel futuro a vincere sulla disperazione. Quel seme di speranza che Bergoglio, proprio come fece Papa Ratzinger, che si recò ad Onna e L’Aquila per incontrare i familiari delle vittime del sisma del 2009, ha voluto spargere ad Amatrice, per alleviare il dolore della popolazione. «All'uscita dalla scuola Francesco ha chiesto ai presenti di recitare un'Ave Maria» racconta Cristiano Catena, romano d'origine, ma di Amatrice d'adozione «ci siamo raccolti in preghiera. Un momento unico ed emozionante dopo la tragedia immensa che ha colpito la nostra comunità. Vi sono vicino e prego per voi» il messaggio lanciato dal Papa con l'ausilio di un microfono «ho pensato, nei primi giorni dopo il terremoto, che la mia visita potesse essere di intralcio. Per questo ho lasciato passare un po' di tempo, ma fin dal primo momento ho sentito che dovevo venire qui semplicemente per dire che vi sono vicino e prego per voi». Il Papa si è recato, poi, scortato dai vigili del fuoco, nella zona rossa del paese, lungo Corso Umberto I. Ha sostato in silenzio, le mani giunte, davanti alle macerie del centro, che raccontano di tante vite spezzate. Ha posato lo sguardo sulla terra dilaniata dal sisma, sulle case sventrate, sulle pietre divelte. «E, prima di andar via, ha rivolto un pensiero ai soccorritori», aggiunge Catena, «che hanno salvato tante vite con coraggio e abnegazione. Ha chiesto anche di poter scattare una foto ricordo con loro». Poi, ha proseguito il suo viaggio a Borbona, Accumoli, Arquata del Tronto e San Pellegrino di Norcia.

