Frase sessista, riesplodono veleni: Salvati torna ad accusare Di Masci

21 Luglio 2021

L’ex sindaco aveva apostrofato la consigliera. Così la difesa: utilizzata espressione tipica della politica L’esponente locale della Lega: sono sconcertata dal pretesto utilizzato, si minimizza un fatto gravissimo 

SULMONA. «Dare della z...la a un esponente politico rientra in una espressione di utilizzo comune nel mondo della politica italiana». È quanto sostenuto dagli avvocati Silvia Iafolla e Gianfranco Iadecola nel corso dell’udienza davanti al giudice di pace che vede l’ex sindaco Bruno Di Masci sotto accusa per aver pronunciato una frase sessista parlando (al telefono) di Roberta Salvati, attuale capogruppo della Lega. Di Masci parlava con un altro consigliere di maggioranza. Colloquio telefonico che fu immortalato in un video – a insaputa dello stesso Di Masci – e diffuso in maniera incontrollata su Whatsapp. Nel video registrato nel 2018, si vede l’ex sindaco al telefono mentre pronuncia la frase: «Quella z… della Salvati», alla presenza di altre due persone nel retrobottega di un negozio di abbigliamento.
La strategia difensiva dei legali di Bruno Di Masci non è piaciuta alla Salvati, tanto che la capogruppo della Lega ha contestato duramente la difesa. «Al di là dell’evidente e univoca offensività del lessico utilizzato dal Di Masci, desta sconcerto l’idea sostenuta dalla difesa di voler far passare la parola z... come una possibile espressione di utilizzo comune nel gergo politico locale, cercando, sul punto, il conforto di uno dei testimoni sentiti dal giudice nell’udienza dell’8 luglio scorso», afferma la consigliera comunale, «sono sconcertata dal pretesto utilizzato durante il dibattimento: le parole hanno un chiaro significato e in questo caso c’è un video che lo attesta; sono frasi altamente diffamatorie e screditanti verso di me che, oltretutto, sono una donna sposata, con figli, ed appartengo ad una famiglia di persone per bene». Secondo Salvati, l’offesa sarebbe estesa all’intera comunità sulmonese, «alla quale certamente ripugna l’idea che si possa fare politica ingiuriando gli avversari. Infatti, questi sono termini usati perché non si ha il coraggio di affrontare l’altro con toni e parole consone; ancora peggio, però, è cercare di minimizzare un fatto gravissimo, addirittura cercando di far passare determinati termini come di utilizzo comune; una prospettiva tanto fantasiosa quanto aberrante».
Di parere completamente opposto il difensore di Bruno Di Masci, che ribadisce che quella parola detta dal suo assistito appartiene al gergo comune della politica, quando ci si trova di fronte a un esponente che nel giro di pochi anni è passato con estrema disinvoltura da partiti di sinistra a raggruppamenti di destra, per poi approdare nella Lega di Salvini. Roberta Salvati è stata eletta nelle fila di Sulmona Democratica, costola del Partito democratico di cui lei era presidente. Lista messa su dall’ex sindaco Peppino Ranalli e che appoggiava la coalizione che ha poi vinto le elezioni con l’attuale sindaco Annamaria Casini. Poi è passata all’opposizione in consiglio comunale, partecipando nelle fila di un movimento della destra alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale. Dopo qualche mese è entrata nella Lega di Salvini in qualità di membro della segreteria regionale.
«La conoscenza tra Di Masci e la consigliera Salvati è solo nell’ambito politico», ribadisce l’avvocato Silvia Iafolla, «la telefonata in oggetto proveniva da un altro consigliere comunale e tutto quello che è stato detto si riferiva esclusivamente nell’ambito politico. Quindi qualunque termine pronunciato non era assolutamente associabile alla sfera personale della consigliera ma all’ambito politico. Z...la è un termine che si utilizza normalmente in politica, soprattutto quando ci si trova davanti a un esponente che è transitata per numerosi partiti, sposando varie fedi politiche. La frase di Di Masci aveva esclusivamente quella accezione, tant’è che nell’udienza precedente lo stesso Di Masci ha chiesto tranquillamente scusa qualora le sue parole fossero state travisate, ribadendo che il significato non era quello che la pubblica accusa e la parte civile vogliono far passare».
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