Fratelli-chef cucinano per 51 carcerati

9 Novembre 2016

Dalle lasagne coi carciofi al dolce, tavolata speciale in occasione del Giubileo della misericordia

AVEZZANO. Una lunga tavolata solidale nel braccio del carcere San Nicola e piatti prelibati preparati per il Giubileo della misericordia. Lo staff dell’Umami restaurant cafè si è trasferito per un giorno all’interno della casa circondariale della città per un grande pranzo nella giornata dedicata dalla Chiesa ai detenuti. Alessandro e Stefano Franceschini hanno accolto il messaggio di papa Francesco e hanno deciso di organizzare un pasto solidale per il tradizionale pranzo della domenica. «La nostra è stata un’iniziativa legata al Giubileo dei carcerati», hanno raccontato i due fratelli che gestiscono il locale di via Gramsci, «stavamo progettando un’iniziativa etico-solidale e abbiamo concordato con il cappellano don Francesco Tudini questo appuntamento. Dopo diversi incontri con la direttrice Barbara Lenzini e con Giovanni Luccitti, vicecomandante della polizia penitenziaria, abbiamo messo a punto tutto e organizzato il pranzo».

Le porte del carcere si sono aperte per i fratelli Franceschini e i camerieri che hanno apparecchiato una lunga tavolata in uno dei bracci del carcere e hanno sistemato tutto per accogliere 51 detenuti, il direttore e tutto lo staff.

«Abbiamo avuto da parte loro la massima accoglienza», hanno continuato, «per una nostra comodità abbiamo deciso di preparare gran parte dei piatti nel ristorante e poi nella mensa del carcere abbiamo ultimato le cotture e servito il tutto».

Nel carcere San Nicola non ci sono solo detenuti italiani, ma anche molti extracomunitari di fede musulmana.

Per questo i gestori di “Umami” hanno dovuto preparare dei menu diversificati per poter accontentare tutte le richieste.

«Prima è stata celebrata la messa», hanno precisato Alessandro e Stefano Franceschini, «poi abbiamo servito il pranzo con tutto il personale in divisa. Per loro era un giorno di festa e visto che non potevano andare al ristorante siamo andati noi da loro. Abbiamo servito lasagna con carciofi, arista con le prugne, dolce e frutta. Per i detenuti musulmani, invece, risotto, frittata e patate. È stato un momento particolare e un’opportunità molto bella e formativa per la nostra attività».

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