Fucino, campi invasi dall’acqua: ora la Regione avvia le verifiche

Imprudente: «Partiti i controlli per valutare se ci sono le condizioni per richiedere lo stato di calamità» Gli agricoltori lamentano il 40% di raccolto andato perduto e ritardi nella semina dei nuovi prodotti
AVEZZANO. La Regione avvia i controlli per verificare se ci sono le condizioni per richiedere lo stato di calamità. Le abbondanti piogge delle ultime settimane hanno messo in ginocchio centinaia di aziende agricole in tutta la regione compromettendo intere colture. Soprattutto nel Fucino, dove sono caduti decine e decine di millimetri d’acqua e tanti imprenditori non sono ancora riusciti a seminare le patate e altri ortaggi a causa dei campi allagati.
Lo stato di calamità, invocato dagli amministratori comunali e dalle associazioni agricole, potrebbe davvero essere richiesto. A confermarlo è il vicepresidente della Regione Abruzzo con delega all’Agricoltura Emanuele Imprudente che, dopo aver ascoltato tutti gli attori del settore, ha dato il via alle valutazioni.
«Abbiamo attivato tutte le procedure necessarie per verificare se ci sono le condizioni per richiedere lo stato di calamità», evidenzia, «stiamo monitorando la situazione fin dal primo momento e stiamo facendo dei controlli sui territori per arrivare a stabilire se ci sono le condizioni per attivare le procedere e chiedere lo stato di calamità naturale che deve essere autorizzato poi dal governo. Gli uffici sono al lavoro per fare tutte le attività necessarie».
Nei giorni scorsi era stato lanciato un vero e proprio grido d’allarme dagli agricoltori del Fucino. Tutte le imprese del versante che va da Avezzano, passando per Luco dei Marsi e Trasacco fino a Ortucchio, invece di iniziare a seminare sono state costrette a lavorare per togliere l’acqua nei campi. Questo ha comportato non solo dei ritardi sulla tabella di marcia delle semine, ma anche dei gravi problemi di natura economica. Circa il 40 per cento degli ortaggi già seminati sono andati infatti perduti, secondo gli agricoltori, secondo cui piantine e semi per la stagione vengono tenuti fermi nei magazzini e nelle celle frigorifero perché il terreno non è ancora pronto per poterle mettere a dimora.
Oltre il danno del mancato raccolto, quindi, se le cose non cambieranno, nei prossimi giorni ci potrebbe essere anche quello relativo all'acquisto del materiale non utilizzato. A farne le spese saranno non solo i consumatori, che si ritroveranno con pochi prodotti a prezzi altissimi vista anche l'assenza nei mercati di tutti gli ortaggi provenienti dall'Emilia Romagna – a partire dalle patate – ma anche gli agricoltori locali.
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