Fucino, incubo pioggia e grandine Mobilitazione per salvare i campi

Si scavano canali e si pompa acqua, ma è ormai compromessa la metà della produzione di patate e carote Igp Favoriti, sindaco-agricoltore di Ortucchio: «Un disastro, la Regione ci aiuti a coprire una parte delle spese»
AVEZZANO. Si cerca di salvare il salvabile. Così gli agricoltori del Fucino hanno iniziato a pompare l’acqua o a creare piccoli canali per farla defluire dai terreni coltivati, oramai ridotti a grosse pozze, nel disperato tentativo di salvare le semine, ma ben consapevoli che il 40/50% della produzione di patate e carote Igp del Fucino (le ultime stime) è andato purtroppo perduto. A peggiorare la situazione la grandinata dell’altro giorno che ha inferto un altro duro colpo alle coltivazioni di radicchio. «La situazione nel Fucino è critica», spiega Aniceto Ciaccia, imprenditore agricolo di Celano, «i terreni a un certo punto non ce l’hanno fatta più ad assorbire acqua. Fortunatamente nessun canale è straripato, così nelle zone più basse della piana si sta pompando acqua dai terreni riversandola nei canali per cercare di recuperare il raccolto». In questo momento gran parte dei campi è coltivata a patate e carote. Molte sono marcite, forse si riuscirà a salvare solo quelle germogliate. «Qualcosa si può salvare, ma in alcune zone il seminato è totalmente compromesso», prosegue l’agricoltore, «io stesso ho avuto un campo di patate che si è allagato, sono riuscito a recuperare qualcosa, ma non avrò un buon raccolto». A rischio, dunque, sia la produzione di patate che di carote Igp del Fucino. In media circa il 40/50 per cento del seminato è compromesso, di conseguenza meno raccolto potrebbe far lievitare il prezzo, ma resta l’incognita qualità. «Il terreno troppo umido non solo non favorirà la crecita dei tuberi», avverte Ciaccia, «ma non consentirà di raccogliere agevolmente anche gli altri ortaggi. Ma non è compromesso solo quello che è sotto terra, anche le piantine, in attesa che uscisse il sole, sono germogliate all’interno delle celle frigorifere senza poter essere più utilizzate. Infine a maggio inoltrato è oramai troppo tardi per arare e riseminare. Insomma i danni al momento sono solo parziali», conclude l’agricoltore celanese. Le zone più critiche dove si contano i maggiori danni sono Avezzano, Luco dei Marsi, Trasacco e Ortucchio. «A Ortucchio la situazione è disastrosa», sostiene il sindaco Raffaele Favoriti, titolare di un’azienda agricola, «registriamo tantissimi ettari di patate marce, nella mia azienda ne ho contati 5, con una perdita di 13mila euro solo di sementi. Pur volendo riseminare, nell’attesa che smetta di piovere, il seme della patata non si trova più e le piantine stoccate nei magazzini sono da buttare in quanto hanno perso il ciclo di semina. In questo momento stiamo pompando l’acqua dai terreni e realizzando delle canalizzazioni con gli escavatori per drenare i campi allagati, ma il 50 per cento dei tuberi sono marciti. Molti agricoltori mi hanno interessato per aprire un dialogo con la Regione Abruzzo affinché possa venirci incontro almeno con una parte delle spese», conclude Favoriti, «basti pensare che per la preparazione del terreno (lavorazione e concimazione, ndc) e la semina di 25 ettari un agricoltore può arrivare a investire 100mila euro». Una media di circa 4mila euro a ettaro.
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