Fucino, la Chiesa allarma i giovani imprenditori

È un caso l’acquisto di terreni seminativi, in corso altre trattative a Ortucchio «Si penalizza la categoria, l’operazione non sembra eticamente corretta»
AVEZZANO. Giovani imprenditori del Fucino «preoccupati» per gli investimenti che la Chiesa sta facendo nella Marsica.
Gli acquisti dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero (13 ettari, ma con altre trattative in corso a Ortucchio) portati sotto i riflettori dal presidente di Confagricoltura, Fabrizio Lobene, stanno generando sconcerto, soprattutto tra le nuove leve del settore, quelle che hanno deciso di restare, scommettendo sulla fertile terra del Fucino e con prodotti certificati.
«La corsa agli acquisti di terreni da parte della Chiesa, ma anche di altre persone che non appartengono alla categoria», afferma Claudio Scipioni, imprenditore di Avezzano, «rappresenta un problema serio per gli addetti ai lavori, giovani in testa, che vorrebbero ampliare le aziende, ma spesso vengono messi fuori gioco anche da offerte molto più alte rispetto al mercato. Per la tutela degli imprenditori veri, sarebbe utile un’azione del governo mirata a penalizzare chi invade il settore agricolo ma non lavora la terra».
Sulla stessa lunghezza d’onda c’è il collega di Luco dei Marsi, Francesco Candeloro. «Questa campagna acquisti di terreni della chiesa», sottolinea Candeloro, «ci lascia un po’ spiazzati, soprattutto per la questione dei prezzi alti: questo mette all’angolo noi giovani che non possiamo competere, né allargare l’azienda. Già è difficile trovare i terreni e per i pochi liberi che ci sono arrivano loro e alzano pure i prezzi. Non sembra eticamente corretto».
Gianluca Catarinacci va direttamente al sodo.
«Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere», sottolinea l’imprenditore di Trasacco, «senza invadere i terreni altrui: la chiesa curi le anime e lasci Fucino agli agricoltori. Non posso certo competere con il clero. Mio padre ha messo in piedi l’azienda, ora la sto portando avanti con grande fatica, ma un conto è la competizione con altri agricoltori, altro è trovarsi di fronte un colosso che ha soldi e potere. Queste invasioni di campo danneggiano chi lavora la terra da una vita e allontanano i giovani che vorrebbero crearsi un futuro nella propria terra».
Nel comprensorio fucense operano circa 800 imprese familiari: per creare aziende idonee a produrre redditi adeguati a sostenere le famiglie gli imprenditori cercano di accorpare i poderi con acquisti e permute.
Ora, però, la campagna acquisti dell’Istituto per il sostentamento del clero, «con offerte economiche superiori al valore di mercato», come ha evidenziato il presidente di Confagricoltura, «danneggia e non poco gli imprenditori agricoli in attività e i giovani che vorrebbero competere sul campo. Ma alla pari».
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