Fucino, la siccità è già emergenza: «Falde idriche come a fine estate»

Tarquini (Consorzio di bonifica): lungo i canali vanno realizzate piccole vasche per accumulare acqua Fabrizi (Confagricoltura): puntare su colture meno impegnative come leguminose, foraggi e cereali
AVEZZANO. «Siamo ancora a marzo e le falde idriche si sono già abbassate al livello di fine estate». Sono parole di Danilo Tarquini, commissario del Consorzio di bonifica ovest, che danno il senso delle non poche difficoltà che gli agricoltori del Fucino, quest’estate, si troveranno ad affrontare per irrigare i campi. Con la siccità estiva le aziende agricole ci convivono da sempre. E ogni anno è sempre peggio. Quest’anno, non avendo, nel periodo autunno-inverno, né piovuto né nevicato, la situazione si prospetta drammatica, come l’abbassamento già delle falde acquifere fa presagire. A questo punto sicuramente non si sarebbe arrivati se in passato le istituzioni, a tutti i livelli, avessero affrontato con determinazione il problema dell’irrigazione nel Fucino. E a pagarne le conseguenze, purtroppo, sono le oltre 4.000 aziende agricole che, mancando l’acqua, vedono andare alla malora le coltivazioni e in fumo i sacrifici di un anno.
PROVVEDIMENTI
In attesa che l’impianto irriguo, già finanziato, venga realizzato, cosa si può fare per evitare al comparto agricolo il calvario che l’attende? Il commissario del Consorzio di Bonifica propone due soluzioni. La prima è la realizzazione di piccole vasche per l’accumulo di acqua. «Tali vasche», spiega Tarquini, «vanno realizzate nelle aree di pertinenza dei canali, la cui superficie in alcuni tratti si aggira sui 40 metri quadrati, e utilizzate per accumulare più acqua possibile, recuperando non solo le acque che d’inverno vanno perse, ma anche quella reflue, opportunamente depurate». La seconda soluzione è puntare su colture che non richiedono molta acqua. «Data l’attuale situazione», suggerisce il commissario Tarquini, «le aziende agricole sanno bene a cosa andrebbero incontro insistendo sulle solite colture. Sarebbe opportuno, invece, orientarsi verso coltivazioni che richiedono meno acqua, come ad esempio patate e cereali. Pertanto agli agricoltori mi permetto di dire: attenti a quello che piantate».
COSTI ALLE STELLE
Un suggerimento, quello di Tarquini, che Confagricoltura ha già accolto. «Oltre al problema dell’approvvigionamento idrico», afferma il direttore di Confagricoltura L’Aquila, Stefano Fabrizi, «quest’anno per gli agricoltori si è aggiunto anche quello dell’incremento dei prezzi per l’energia, che comporterà inevitabilmente un aumento dei costi di produzione. Da qui la necessità di puntare su colture meno impegnative, come cereali, foraggi, leguminose, per le quali è più basso non solo il costo energetico, ma anche il consumo idrico. Tra un paio di mesi si semina», aggiunge Fabrizi, «i nostri associati, ai quali abbiamo prospettato la situazione, si sono detti disponibili a non piantare solo ortaggi ma a diversificare le coltivazioni. Vedremo se sarà vero o vogliono giocare alla roulette russa».
IMPIANTO IRRIGUO
Intanto si attende che la società ingegneristica alla quale l’Arap (Azienda regionale per le attività produttive) ha affidato l’incarico di redigere il progetto esecutivo dell’impianto irriguo finisca il lavoro per partire con l’appalto. «Con la progettazione», assicura il direttore generale dell’Arap, Antonio Morgante, «stiamo procedendo a tappe forzate. Speriamo di potere appaltare i lavori prima possibile, ben sapendo quanto importante questo impianto sia per risolvere il problema dell’irrigazione nel Fucino». Per la realizzazione di tale impianto erano stati stanziati, nell’ambito dei fondi Masterplan, 50 milioni. Soldi però che il governo ha stornato per fronteggiare l’emergenza Covid. La Regione, che ha consentito al governo di utilizzare tali fondi, ha avuto l’assicurazione che appena il progetto esecutivo sarà pronto, non solo saranno restituite le risorse stornate, ma ve ne saranno aggiunte delle altre. Si vedrà.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

