Fucino, si farà la centrale a biogas Respinto il ricorso di tre Comuni

23 Dicembre 2022

Il Consiglio di Stato dà ragione alla Biometano Energy, previsto un risarcimento anche per la Regione L’impianto tra Collarmele, San Benedetto e Pescina produrrà metano dagli scarti dell’agricoltura

COLLARMELE. L’impianto a biogas si farà. Il Consiglio di Stato, respingendo il ricorso di tre Comuni marsicani, ha posto la parola fine a un contenzioso che si trascinava da tre anni. Il Consiglio, presieduto dal giudice Luca Lamberti, condanna inoltre i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di 5.000 euro in favore sia della Regione Abruzzo che della Biometano Energy, la società che deve realizzare l’impianto.
COMUNI
La vicenda risale al 2019. Il 5 agosto, in sede di Conferenza dei servizi, Regione, Arta, vigili del fuoco e Asl hanno espresso parere positivo riguardo al progetto presentato dalla Biometano che prevedeva la realizzazione nel Fucino di un impianto per la produzione di energia pulita. I sindaci dei tre Comuni più direttamente interessati dall’impianto, Collarmele, San Benedetto dei Marsi e Pescina, però, di sono detti contrari, in quanto la struttura non solo avrebbe creato una serie di problematiche tra cui quello dello «sversamento e del transito dei Tir che avrebbero reso caotica e pericolosa la circolazione», ma anche posto un interrogativo: «l’azienda dove avrebbe preso le 113mila tonnellate di scarti agricoli e zootecnici per alimentare l’impianto?». Si temeva inoltre che «l’agricoltura del Fucino, che punta sui prodotti di qualità, ne avrebbe ricevuto un danno».
SOCIETà
A rassicurare gli amministratori era intervenuta l’amministratrice della Biometano, Patrizia Tarquini, la quale, dopo aver premesso che l’impianto sarebbe stato alimentato «solo da sottoprodotti di derivazione agricola e zootecnica, con la tassativa esclusione di rifiuti organici», precisava che «quello proposto dalla Biometano Energy sarebbe stato un esempio di economica circolare, che andrebbe a sostituire i combustibili fossili molto più inquinanti». A fugare i dubbi sul reperimento degli scarti agricoli necessari ad alimentare l’impianto era intervenuto Claudio Peraino, socio e portavoce della Biometano: «Abbiamo sottoscritto contratti, validi per 10 anni, con alcune aziende, dislocate nel raggio di 10-15 chilometri di distanza dall’impianto, che operano nel settore del confezionamento dei prodotti agricoli. Utilizzeremo gli scarti. Per alimentare l’impianto che produrrà circa 4 milioni di metano l’anno e che darà occupazione a una ventina di persone, servono 113mila quintali di scarti, il 95% sarà di derivazione agricola, come finocchi, carote, patate, ortaggi. Circa la metà di questi scarti proviene dai prodotti che le aziende agricole di altre regioni conferiscono alle industrie fucensi con le quali abbiamo stipulato il contratto. Il restante 5% dei sottoprodotti, come paglia e letame, è di derivazione zootecnica, che ci verrà fornito da alcuni allevatori della Marsica».
GARANZIE
Riguardo poi ai timori da più parti prospettati sull’utilizzo come fertilizzante del liquame rimasto dopo il processo di lavorazione, Peraino garantiva che esso «avrebbe migliorato la qualità dell’ambiente. Finora gli scarti di derivazione agricola», spiegava, «vengono disseminati sui terreni agricoli e lasciati a marcire. Oltre a un olezzo insopportabile, sprigionano anidride carbonica e metano. Sostanze che col processo di lavorazione spariscono. Sicché il concime utilizzato conterrà solo azoto, fosforo e potassio. Per lo stoccaggio dei sottoprodotti infine disponiamo di un magazzino dove possiamo accumulare scarti per 210 giorni».
Nonostante le rassicurazioni della Biometano Energy, i sindaci di Collarmele, San Benedetto dei Marsi e Pescina hanno tenuto duro. Prima contro l’ok della Regione hanno fatto ricorso al Tar, poi – avendo anche questo dato ragione alla società – si sono appellati al Consiglio di Stato, che ha avuto l’ultima parola.
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