Fuga dei negozi, scontro politico

Dibattito su corso della Libertà. Alfatti Appetiti (FdI): amministrazione senza guida
AVEZZANO. Si scatena il dibattito politico attorno all’emorragia commerciale in corso della Libertà. Decine i negozi, su una delle strade principali della città, che hanno abbassato la saracinesca. Con l’ultima denuncia di Giuliana Di Pasquale, vice presidente Comitato commercianti Avezzano centro, si sono riaccesi i riflettori sulla crisi che sta colpendo le attività del centro. E non mancano le polemiche. «Una città abbandonata a se stessa, con un’amministrazione senza guida e progettualità definite», commenta Roberto Alfatti Appetiti, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia, «quella che una volta era la strada più elegante del centro è ormai una zona degradata, in cui le serrande si abbassano e l’unica attività fiorente è lo spaccio di droga. Dove fino a dieci-quindici anni fa si respiravano vivacità e socialità e il commercio prosperava, ora vanno in scena quotidiane risse tra extracomunitari, che certo non aiutano a rendere il quartiere più attrattivo. Non c’è un progetto mirato per la riqualificazione di questa importante arteria cittadina. L’ultimo, che avrebbe avuto un importante impatto positivo, venne cassato anni fa. Finora solo generici impegni ad affrontare la situazione. Come? Con quali fondi? Troppo poco». Secondo il referente cittadino del partito della Meloni «sul piano politico-amministrativo ci si è adagiati su un tirare a campare che accompagna l’agonia di Avezzano senza prestarvi cura. La nostra è una città cresciuta in fretta, con una popolazione che ha superato di slancio i 40mila abitanti, ma ormai da lustri è affetta da una crisi che sembra irreversibile. Il degrado della zona limitrofa alla stazione è indicativo: i negozi che chiudono, il commercio che suona la ritirata, i locali sfitti, il proliferare delle attività illecite, il tema della sicurezza, le aziende che scappano, il cosiddetto aspetto esteriore che rende Avezzano una città sempre meno attrattiva per nuovi investimenti. Il peggio può ancora arrivare. Se davvero il tribunale dovesse chiudere sarebbe un colpo ferale per la nostra economia. Gli stessi edifici che ne ospitano gli uffici che fine farebbero? E gli edifici che ospitano la scuola Mazzini, che alle prossime vacanze di Pasqua lasceranno il centro, che fine faranno? Il tema è impegnativo, ma qualcuno dovrà farsi carico di assumersi questa responsabilità: uscire dal guado».
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