Funivia ferma, i lavoratori sono pronti per la protesta

Slitta la decisione del ministero sul via libera per l’impianto dopo un esposto Fontana (Cgil): «Senza risposte sugli stipendi sfileremo in consiglio comunale»
L’AQUILA. La decisione del ministero non è arrivata. Ormai se ne riparla dopo Capodanno. C’è grande attesa per conoscere l’esito dei controlli svolti sulla funivia di Fonte Cerreto, dopo l’esposto firmato da un cittadino in cui si ipotizzavano criticità rispetto a una delle funi portanti dell’impianto. Una vicenda che sta tenendo col fiato sospeso l’intera comunità, amministratori, operatori turistici del comprensorio della montagna aquilana. Compreso i dipendenti del Centro Turistico del Gran Sasso guidato da Dino Pignatelli, che ieri si sono riuniti in assemblea: un incontro molto partecipato, durante il quale i lavoratori hanno espresso tutta la loro preoccupazione. La stagione invernale è messa a rischio non solo per la mancanza di neve, ma anche per lo stop forzato imposto alla funivia di Fonte Cerreto.
il caso in assemblea
«L’argomento centrale dell’assemblea», spiega il segretario della Filt-Cgil Domenico Fontana, «è stata la vicenda intricata della funivia. La speranza è che le verifiche condotte su indicazione del ministero per le Infrastrutture e i Trasporti diano esito positivo e che l’impianto possa tornare in funzione. Del resto, è ormai fermo da 4 mesi e questa mancanza di introiti, per l’azienda, ha comportato anche la mancata erogazione ai lavoratori dello stipendio di dicembre, che doveva essere versato il 27 dicembre. Ora aspettiamo qualche giorno e poi decideremo il da farsi. Se la situazione non dovesse sbloccarsi, non escludiamo azioni di protesta a Palazzo Margherita, durante la prossima seduta del consiglio comunale». Se la stagione invernale dovesse saltare, si dovranno valutare forme di tutela per i circa 50 lavoratori, di cui metà assunti a tempo indeterminato e l’altra metà stagionali: «Il Comune, in quanto proprietario dell’azienda, potrebbe anticipare delle somme», aggiunge Fontana, «oppure si dovrà ricorrere a un fondo o agli ammortizzatori sociali. Purtroppo, se la funivia non riparte, la vertenza diventerà ancora più complicata, perché saranno a rischio anche i contributi che arrivano dal fondo trasporti. Fermo restando che la sicurezza collettiva è l’obiettivo principale», conclude Fontana, «non possiamo non augurarci che il Mit risponda celermente». La relazione con gli esiti dei tre collaudi svolti sull’impianto – l’ultimo affidato a una ditta specializzata di Gorizia – è nelle mani del Mit già da diversi giorni: i vertici aziendali e gli amministratori hanno sempre garantito sulla sicurezza: la funivia è ferma dall’11 settembre ed era già stata sottoposta a interventi di revisione e manutenzione, prima che arrivasse l’esposto. Le problematiche poste all’attenzione di prefettura e questura riguardavano la cosiddetta “fune Ercole”, portante della cabina 1, per il cui corretto scorrimento sono stati espressi dubbi. Dopo il parere del ministero, l’ultima parola spetterà all’Ansfisa, l’agenzia pubblica che gestisce gli impianti a fune.
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