Furbetti del cartellino, Comune parte civile

20 Settembre 2019

Delibera della giunta in vista del processo: agli impiegati infedeli si contesta il danno d’immagine

SULMONA. Il Comune di Sulmona si costituisce parte civile contro i furbetti del cartellino. Una decisione a sorpresa che è stata deliberata nel tardo pomeriggio di ieri dal sindaco e dalla giunta e che arriva al termine della definizione dell’azione amministrativa con le relative sanzioni comminate dal responsabile dell’Ufficio provvedimenti disciplinari del Comune, il segretario generale Nunzia Buccilli. La motivazione che ha spinto l’esecutivo a prendere una decisione che va sicuramente a dare più forza all’azione giudiziaria ancora in corso è il danno d’immagine che la vicenda ha portato al Comune di Sulmona. Ma soprattutto il Comune con questa iniziativa vuole tutelare tutti gli altri dipendenti che si sono sempre comportati con correttezza e con diligenza facendo il loro dovere a servizio dei cittadini. Per la Finanza erano stati 44 i dipendenti comunali infedeli. Dopo i primi 12 rimproveri verbali e in seguito alla lettura della documentazione fornita dalle Fiamme gialle, sono state inviate dall’ufficio 25 provvedimenti disciplinari ad altrettanti dipendenti. Alla fine i provvedimenti sono stati i seguenti: un licenziamento, due sospensioni per 6 mesi, una sospensione per 4 mesi, una sospensione per 30 giorni, una sospensione per 20 giorni, una sospensione per 8 giorni, 5 archiviazioni, 5 rimproveri verbali, una multa di 4 ore di retribuzione per i restanti 8 dipendenti. Provvedimenti che quasi tutti i dipendenti avrebbero impugnato perché giudicati tardivi rispetto alle contestazioni della Guardia di finanza. Nel frattempo vanno avanti sia l’inchiesta dei giudici contabili che quella penale. Nella prima inchiesta restano in ballo 18 dipendenti ai quali la Corte dei Conti ha chiesto un risarcimento totale di 275.584 euro di cui 215 mila per danno d’immagine, 50mila per danno da disservizio e 10.584 per indebita retribuzione oltre a interessi, rivalutazione e spese di giustizia. Nell’inchiesta penale invece sono coinvolti nove dipendenti per i quali il sostituto procuratore Stefano Iafolla ha chiesto il rinvio a giudizio. Mentre per altri 15 dipendenti la Procura ha chiesto l’archiviazione perché non sono stati raccolti sufficienti indizi e prove per sostenere l’accusa nel corso del dibattimento processuale.
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