Furono 1.910 le vittime 60 anni fa

Cosa accadde il 9 ottobre 1963: interi paesi spazzati via dalla furia dell’acqua
L’AQUILA. Il disastro si verificò la sera del 9 ottobre 1963, nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont nell’omonima valle (al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto). Fu allora che una frana precipitò dal soprastante pendio del monte Toc nelle acque del bacino alpino realizzato con la diga.
La conseguente tracimazione dell’acqua contenuta nell’invaso fu catastrofica. Infatti, l’effetto di dilavamento delle sponde del lago coinvolse prima i paesi di Erto e Casso, mentre il superamento della diga da parte dell’onda generata provocò l'inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui Longarone. Vi furono 1.910 vittime, di cui 1.450 nella sola Longarone, ma furono 1.500 le salme recuperate. Delle 1.910 vittime, 64 persone erano dipendenti dell’Enel e delle imprese impegnate nel completamento della diga e delle opere di servizio. Lungo le sponde del lago del Vajont vennero distrutti i borghi di Frasègn, Le Spesse, Il Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana, San Martino, e la parte bassa dell’abitato di Erto. Nella valle del Piave vennero rasi al suolo, oltre a Longarone, Pirago, Faè, Villanova, Rivalta, e risultarono profondamente danneggiati gli abitati di Codissago, Castellavazzo, Fortogna, Dogna e Provagna. Vi furono danni anche nei comuni di Soverzene, Ponte nelle Alpi, nella città di Belluno a Borgo Piave, a Quero Vas e nella borgata di Caorera dove il Piave, ingrossato dall’onda, allagò il paese.

