Furto d’armi in una villa, due condanne

Si tratta del nipote del proprietario dei fucili e di un 50enne. Un terzo complice rinviato a giudizio
AVEZZANO. Due condanne e un rinvio a giudizio per un furto di armi avvenuto a marzo del 2020. Il giudice del tribunale di Avezzano, Daria Lombardi, ha emesso la sentenza nei confronti di Giovanni Calvisi (32), condannato a 2 anni e 9 mesi, e Bruno Antidormi (50) condannato a un anno di reclusione e a una provvisionale nei confronti della parte civile di 5.000 euro. Entrambi hanno scelto e ottenuto il rito abbreviato. Antidormi è stato inoltre assolto dall’accusa di detenzione di armi senza autorizzazione. Luca Turchi (26) sarà invece sottoposto a rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio. Le condanne arrivano dopo un’operazione dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Avezzano durata quattro mesi. I militari dell’Arma erano riusciti a risalire a presunti autori di un furto d’armi compiuto in una villa di via Nuova ad Avezzano. Erano finiti agli arresti domiciliari Calvisi, nipote della vittima del furto, Turchi e Antidormi, tutti di Avezzano. I primi due erano stati accusati di furto aggravato in concorso, il terzo di ricettazione, mentre tutti e tre dovevano rispondere anche di porto abusivo di armi comuni da sparo. L’ordinanza di custodia cautelare era stata emessa dal gip, Maria Proia, su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato. Il furto di sette fucili da caccia e di munizioni, regolarmente detenuti, era avvenuto tra il 9 e il 12 marzo, ma era stato denunciato solo quando il padrone di casa era tornato ad Avezzano dopo un periodo fuori città. I ladri avevano trafugato anche degli orologi di valore e monili in oro. Dei sette fucili da caccia trafugati, ne erano stati trovati cinque. Nessuna traccia, invece, delle munizioni. All’appello mancano due fucili, tra cui una carabina semiautomatica a dieci colpi, tra le armi ad alta precisioni più ambite dai cacciatori di frodo. Le armi erano state recuperate in un deposito adiacente alla stazione ferroviaria. Secondo una prima ricostruzione, Calvisi sapeva che in casa dello zio c’era un armadio blindato che custodiva diverse armi e munizioni e, probabilmente, era a conoscenza anche del fatto che la villa in quei giorni era disabitata e che, dunque, avrebbe potuto agire indisturbato. Turchi, complice nel furto, è ritenuto colui che ha piazzato le armi. I due condannati erano difesi dagli avvocati Paolo Frani e Andrea Cascianelli, mentre Turchi è difeso dagli avvocati Luca e Pasquale Motta. (p.g.)
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