Fusco: «Pochi parti» Da Scanno sì alla soppressione

25 Marzo 2015

SCANNO. Sì alla chiusura del punto nascita a Sulmona. C’è una voce fuori dal coro sulla vicenda della soppressione del reparto di ginecologia all’ospedale peligno. È quella dell’amministrazione...

SCANNO. Sì alla chiusura del punto nascita a Sulmona. C’è una voce fuori dal coro sulla vicenda della soppressione del reparto di ginecologia all’ospedale peligno. È quella dell’amministrazione comunale di Scanno, che incurante anche della preoccupazione della popolazione locale, sostiene la decisione del governo regionale di privare il territorio del Centro Abruzzo del punto nascita di Sulmona. Anche all’ultima affollata assemblea a palazzo San Francesco, dove sindaci, sindacati e cittadini del territorio si sono riuniti per discutere sulle strategie da adottare per scongiurare la chiusura del reparto ospedaliero, l’assenza degli amministratori scannesi non è passata inosservata. «L’amministrazione comunale di Scanno non ha partecipato alla manifestazione» commenta il consigliere comunale e provinciale Amedeo Fusco «perché condivide le linee messe in atto dall’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, che trovano forza anche nella posizione dell’associazione italiana di ostetricia e ginecologia che giudicano insicuri per la salute delle madri e dei nascituri i punti nascita in tutti quegli ospedali che non raggiungono i 500 nuovi nati l’anno».

Più di qualche mamma a Scanno ha accolto positivamente anche la manifestazione indetta a Sulmona dalle sigle sindacali della triplice, veicolando in paese il volantino sindacale a sostegno dell’iniziativa di protesta.

Ma Fusco, dissociandosi anche da amici dello stesso Partito democratico della Valle Peligna e Alto Sangro, approva la decisione di sopprimere il punto nascita dell’ospedale. «Sulmona, duole dirlo, si trova fuori da ogni protocollo nazionale» aggiunge «mentre una battaglia non strumentale andrebbe fatta rilanciando la proposta che vuole Sulmona sede di eccellenza dell’elisoccorso regionale. Su questo crediamo che la Regione non possa dirci di no e ogni battaglia non sarebbe tacciabile di demagogia» .

Massimiliano Lavillotti

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