Fusione Camere di commercio, no da Teramo

Lanciotti (presidente) scrive al collega aquilano Santilli: stop necessario come atto di responsabilità
L’AQUILA. Fermare la fusione, «come atto di responsabilità». A chiederlo è il presidente della Camera di commercio di Teramo, Gloriano Lanciotti, che ha inviato una richiesta formale al presidente dell'ente camerale aquilano, Lorenzo Santilli, in vista della riunione del consiglio, prevista per l’11 giugno, all’Aquila. La lettera porta la data del 3 giugno scorso. «A nome dell’intera giunta faccio riferimento alla riunione che si è tenuta presso l’ente camerale teramano il 23 maggio, alla presenza di tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria operanti nei territori delle due province di Teramo e L’Aquila», scrive Lanciotti. «Nel corso dell’incontro, soprattutto da parte delle associazioni teramane, è emersa la necessità di procedere alla sospensione dell’accorpamento, in attesa che la Corte Costituzionale si pronuncia sulla legittimità della legge di riforma del sistema camerale. Tale decisione non incide in maniera definitiva e irreversibile sul processo di fusione in atto, ma consentirebbe a entrambi gli enti di affrontare, in modo compiuto e consapevole tale percorso, tenendo conto di quelli che saranno gli effetti scaturenti da una probabile sentenza di accoglimento dei ricorsi depositati da alcune Camere di commercio». Un invito a bloccare la fusione tra i due enti camerali, dopo il pronunciamento della giunta della Camera di commercio di Teramo, che ha votato il “no” alla conclusione del percorso per la nascita della Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia. «Solo in questo modo riusciremo ad assumere le decisioni più idonee a tutela di entrambi i territori», afferma Lanciotti. «Per quanto sopra, ti invito a rappresentare questa volontà ai consiglieri della Camera di commercio aquilana affinché l’organo assuma un atto analogo a quello adottato dalla Camera di commercio di Teramo. Confido nel tuo impegno per la buona riuscita dell’iniziativa». Nonostante i tentativi di mediazione messi in atto dalla Regione, in particolare dall’assessore alle attività produttive, Mauro Febbo, che ha interloquito con i vertici dell’ente camerale aquilano e si appresta a ricevere la governance teramana, le posizioni restano distanti. Nata formalmente a novembre 2016, la Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia è rimasta sulla carta, con un iter lunghissimo per la definizione.
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