Gabrielli: «Sì al modello L’Aquila per gestire la Protezione civile»

24 Gennaio 2023

Secondo l’ex prefetto si è assistito a uno smantellamento della struttura, anche nell’emergenza Covid Intervento al convegno dell’Ordine degli ingegneri. E si torna a parlare di una maggiore prevenzione

L’AQUILA. Un giudizio sostanzialmente positivo sul cosiddetto “modello L’Aquila” declinato in tre fasi – emergenza, ricostruzione, rigenerazione – è quello che è emerso dal convegno organizzato all’auditorium Renzo Piano dall’Ordine degli ingegneri della provincia dell’Aquila in collaborazione con i due uffici speciali (Usra e Usrc). A fare da padrone di casa il presidente dell’Ordine, Pierluigi De Amicis. I saluti istituzionali sono stati portati dal vice presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri Elio Masciovecchio, da Roberto Santangelo, presidente del consiglio comunale e da Armando Zambrano, coordinatore nazionale Reti delle professioni tecniche che ha sottolineato come in Italia «dal punto di vista della sicurezza sismica si fa ancora poco» rilanciando la necessità del «fascicolo del fabbricato» strumento indispensabile «se si vuole fare una seria prevenzione». Sulla fase dell’emergenza, l’intervento più significativo è stato quello di Franco Gabrielli, nominato prefetto dell’Aquila il 6 aprile 2009. Gabrielli ha ribadito che, paradossalmente, il “modello L’Aquila” sperimentato nell’emergenza – grazie a un sistema di Protezione civile efficiente come non mai prima – ha provocato negli anni successivi un progressivo smantellamento di quel sistema tanto da avere oggi una Protezione civile “ingessata” e poco considerata persino nell’emergenza Covid che è stata gestita da un commissario. Gabrielli ha concluso auspicando che si possa presto tornare «all’efficienza del 2009». L’ex prefetto ha sottolineato che quando si parla di ricostruzione dell’Aquila non va mai dimenticata la tragedia che c’è dietro e cioè le 309 vittime e i lutti che ancora segnano tanti aquilani. Mauro Dolce, già direttore generale del Dipartimento di protezione civile, ha ricordato quali furono le priorità dell’emergenza al di là della prima assistenza: ridare un tetto agli sfollati, ripristinare i servizi essenziali, costruire scuole provvisorie per evitare la “fuga” della popolazione. Dolce ha fatto un’importante sottolineatura e che cioè i “modelli” non possono essere tutti uguali e che spesso vanno adattati a seconda delle situazioni. È seguito l’intervento di Massimo Cialente sindaco dell’Aquila nel 2009 che ha ripercorso dal suo punto di vista gli accadimenti di quel periodo fra cui la famosa “notte dei lunghi coltelli” fra il 4 e il 5 maggio 2009 quando L’Aquila, attraverso un’ordinanza già firmata da Silvio Berlusconi, stava per essere, secondo Cialente, spogliata dei suoi uffici pubblici. Quella ordinanza fu poi cancellata grazie al sottosegretario Gianni Letta. Interessante l’intervento di Andrea Prota che ha parlato del ruolo della “filiera” all’epoca oggetto di polemiche feroci ma che oggi andrebbe rivalutato perché consentì risparmi importanti, frenando molti “appetiti”, e soprattutto assicurò la ricostruzione di gran parte della periferia. Hanno parlato poi i dirigenti degli uffici speciali – Salvatore Provenzano e Raffaello Fico – che dal marzo 2013 lavorano sulla complessa rinascita dei centri storici. Ha concluso Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri.
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