Gang di bulli, nuovi particolari: anche una pistola per intimidire

12 Settembre 2022

Su un telefonino spunta un video: uno degli indagati mostra un’arma da fuoco per minacciare il rivale Un ragazzino reclutato dal gruppo per spacciare della droga o picchiare coloro che non pagavano

L’AQUILA. Era stato reclutato dal gruppo per spacciare droga e picchiare coloro che non pagavano, il tutto contro la sua volontà. Alla fine è stato costretto a lasciare la città dopo le continue percosse, molestie e intimidazioni di cui è stato vittima. Emergono nuovi dettagli nell’inchiesta della Procura presso il tribunale per i minorenni, coordinata da David Mancini, che ha portato polizia e carabinieri a sgominare almeno tre gang di giovanissimi attive in città. Gang che secondo gli inquirenti reclutavano nuovi membri allo scopo di terrorizzare i loro coetanei. In particolare, quello che viene ritenuto come il capo di una della bande aveva disposto che gli altri componenti minacciassero o picchiassero K. qualora avesse parlato con gli inquirenti di quanto accaduto oppure non avesse spacciato gli stupefacenti da loro forniti. A riprova delle continue minacce e intimidazioni anche messaggi e video inviati sul cellulare della vittima nei quali uno del gruppo mostrava un’arma da fuoco. La prima volta era stato minacciato con un coltello a scopo di rapina, lui aveva reagito e da quale momento gli era stato ordinato di far parte del gruppo condividendone modi e scopi. In caso di rifiuto veniva malmenato. «Basti pensare», scrive il giudice che ha firmato le misure cautelari (13 in totale), «le minacce e i conseguenti timori fondati, come le sindromi ansiose connesse e documentate, vissuti da K. perché visto davanti alla questura e poi intimidito da due giovani con un bastone sotto la sua abitazione». Mentre sono decine gli accessi al pronto soccorso di giovanissimi causati proprio dai metodi violenti dei membri delle tre bande composte da albanesi, italiani, egiziani e tunisini.
Intanto, riprenderanno domani gli interrogatori. Stavolta toccherà ai sette minori – cinque albanesi, un bosniaco e un italiano – affidati ai servizi minorili dell’amministrazione giudiziaria che hanno curato l’inserimento in comunità degli indagati destinatari della misura cautelare del collocamento in comunità. Sono stati, invece, già ascoltati i sei giovanissimi, un kosovaro, un moldavo, un albanese e tre italiani, rinchiusi nell’istituto penale per minorenni Casal del Marmo a Roma. Questi ultimi hanno fatto ammissioni parziali sui fatti loro contestati, respingendo però di far parte di gang o bande organizzate e richiedendo, attraverso i loro difensori, delle misure meno afflittive. (f.d.m.)
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