Gara di solidarietà, ai rifugiati anche schede telefoniche gratuite

Donata una Sim a ogni famiglia ospitata per comunicare con familiari e amici rimasti in patria Il campo profughi dell’Interporto chiuderà domani con il trasferimento degli ultimi 840 ospiti
AVEZZANO. Non solo giocattoli, ma anche schede telefoniche gratuite per i profughi afghani del maxi-centro di accoglienza di Avezzano. Continua la gara di solidarietà scattata nella Marsica a sostegno delle 1.330 persone fuggite dall’Afghanistan dei talebani arrivate all’Interporto di Avezzano. Le Sim, una per ogni famiglia ospitata, sono state messe a disposizione dei gestori del campo, Croce rossa e Protezione civile, dall’ufficio “Telefonia Avezzano” e “K distribution Kena mobile” di Avezzano.
SIM GRATUITE. Con l’attivazione della scheda i profughi afghani avranno a disposizione 100 giga, minuti e sms illimitati per riconnettersi, seppur soltanto in rete, con i familiari e gli amici rimasti dall’altra parte del mondo. Ieri il sindaco facente funzione di Avezzano, Domenico Di Berardino, è tornato in visita all’Interporto per consegnare l’ennesima carovana di giocattoli donati dai marsicani e dai turisti per i piccoli afghani dai grandi occhi bruni. «I doni dei cittadini e della società di telefonia», afferma Di Berardino, «in aggiunta alla straordinaria opera di assistenza di Croce rossa Italiana, Protezione civile, esercito italiano e forze dell’ordine, per alleviare le sofferenze di queste sfortunate persone costrette a scappare dalla propria terra, rappresentano l’essenza della civiltà del popolo italiano. Un grazie ancora a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno sentito l’esigenza di fare qualcosa per strappare un sorriso ai bambini e alleviare, almeno in parte, le sofferenze di queste persone». L’appello del Comune, infatti, ha ricevuto una straordinaria risposta popolare: in pochi giorni il centro di raccolta giochi aperto al comando della polizia locale è stato preso letteralmente d’assalto. Avezzanesi, marsicani e turisti hanno mostrato il volto dell’Italia della solidarietà e dell’accoglienza per chi è costretto a lasciare la propria terra alla ricerca di una vita migliore per sé e, soprattutto, per i propri figli.
I TRASFERIMENTI. Il campo profughi di Avezzano chiuderà i battenti domani con il trasferimento dell’ultimo scaglione. Al campo sono rimaste circa 840 persone. Ieri è stata una giornata abbastanza tranquilla senza alcun trasferimento, ma tutti gli ospiti ancora presenti sono stati sottoposti al test per il coronavirus. Gli spostamenti riprenderanno oggi con il trasferimento di 350 profughi, mentre domani lasceranno il campo i restanti 490. Al momento le destinazioni non sono state rese note. La struttura governativa che si occupa dell’assegnazione dei profughi si è presa un giorno di tempo per rivedere il piano delle ridistribuzioni in base alla sedi disponibili.
MUSICA PER GLI AFGHANI. E se i talebani in Afghanistan hanno deciso di spegnere la musica, a Lecce nei Marsi ad allietare le orecchie dei profughi ha pensato un anziano del posto. Sono state le note della zampogna di Berardo Ettorre a rallegrare la mattinata degli ospiti di Lecce. Nel comune marsicano alle porte del Parco sono stati destinati in 76 tra uomini, donne e bambini provenienti dall’Interporto. Nei giorni scorsi altri 65 hanno raggiunto Ofena, 46 Montorio al Vomano e 14 Isola del Gran Sasso. Hanno varcato i confini regionali in 205 di cui 105 alla volta della Lombardia e 100 con destinazione Calabria. In Abruzzo ne resteranno 210 secondo il piano di ridistribuzione del dipartimento immigrazione del ministero dell’Interno.
LE STORIE. Tra i profughi arrivati ad Avezzano anche un colonnello dell’esercito afghano che ha prestato servizio nell’ambasciata italiana. Il militare, 35 anni, parla un italiano quasi perfetto. È riuscito a scappare con sua moglie e la loro figlia di sei anni. Insieme a lui un interprete che ha lavorato con i militari italiani a Herat. Avrebbero rischiato troppo a restare nel loro Paese, dove ora sono considerati come traditori e inseriti nella lista dei talebani. Tra le tende si aggirano anche l’ex capo dell’ufficio culturale del ministero degli esteri a Kabul, un funzionario del ministero del Commercio, giornalisti, medici e insegnati. Stava per coronare il suo sogno di diventare ingegnere edile una studentessa universitaria di 21 anni. Con l’arrivo dei “signori della guerra” non avrebbe potuto terminare gli studi, avrebbe dovuto indossare il burqa. In una parola avrebbe dovuto sopravvivere e non vivere. Per questo è scappata in cerca di un futuro migliore. Al campo due c’è un parrucchiere per signore che ad Avezzano si è improvvisato barbiere per i conterranei. Ieri al campo base in via di smontaggio è arrivato anche l’assessore regionale Guido Liris. «Oggi l'Interporto di Avezzano è al centro di un equilibrio e una dinamica internazionale che è la crisi afghana», spiega Liris, «l'esperienza accumulata è stata decisiva per tempi e spirito di risposta».
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