Gasdotto, è mobilitazione Il Comune con i comitati: «Lotteremo fino alla fine»

19 Febbraio 2023

Di Piero: «Opera penalizzante. Preoccupati dall’allarme dei medici» Gli attivisti: «Non deve passare il messaggio che sia tutto deciso» 

SULMONA. La lunga battaglia contro la centrale di compressione di Case Pente e il metanodotto Snam è arrivata all’ultimo miglio. «Lotteremo fino alla fine per impedire la realizzazione di queste opere. Non deve passare assolutamente il messaggio che ormai tutto è fatto, tutto è prestabilito definito, perché se avessimo fatto questo discorso 15 anni fa, tutto sarebbe ormai definito». Sono decisi a vendere cara la pelle comitati cittadini e anche il comune di Sulmona, compatti nel dire no alla centrale di spinta di Case Pente e del tratto del Metanodotto Sulmona-Foligno, sulla linea Brindisi-Minerbio. Concetto che è stato ribadito con grande forza nell’assemblea pubblica che si è svolta ieri pomeriggio, nell’aula consiliare di palazzo San Francesco, a Sulmona.
“Preoccupazione” e “amarezza” sono state espresse dal sindaco Gianfranco Di Piero, segnalando che quella progettata da Snam sia opera non solo inutile ma di rilevante inevitabile impatto sul territorio e sulle sue emergenze ambientali e archeologiche ma, non ultimo, anche sulla salute dei cittadini, come più volte illustrato da medici che si occupano di patologie originate dall’inquinamento ambientale. «È grande l’amarezza per un’opera che penalizza in maniera decisiva il nostro territori», sottolinea il primo cittadino. «Un’opera che si ripercuoterà negativamente sulla vita dei cittadini e speriamo non sulla salute, anche se i medici hanno lanciato più volte l’allarme sugli effetti nocivi delle polveri sottili. Per quel che ci riguarda continueremo a chiedere chiarimenti, a cercare di capire bene di cosa si tratta sia per quanto riguarda le ricerche archeologiche, sia per l’impatto ambientale. Tramite Arera abbiamo inviato a Snam delle precise richieste di cui attendiamo le risposte». Anche l’assessore Catia Di Nisio ha poi sottolineato come l’opera, che sarà completata e avviata entro il 2027 salvo complicazioni, trasporterà metano mentre per accordi internazionali il fossile sarà dismesso nel 2035. Fatti che attestano, con chiarezza, per l’assessore, l’inutilità dell’opera, che va a sommarsi ai danni che potrà recare.
Tra l’altro sta per essere ultimata e quindi attivata anche l’altra centrale turbogas, realizzata nella zona industriale e a pochi metri dai centri commerciali. Con le due centrali, entrambe della stessa potenza, la città si troverà tra due fuochi con la convinzione, dell’assemblea, di consegnare una città altamente inquinata alle nuove generazioni. Anche gli ambientalisti, all’unisono con gli amministratori comunali, hanno confermato che la battaglia va avanti e che bisognerà battersi ancora per fermare centrale e gasdotto, in nome dei diritti della cittadinanza del territorio, che non intende assoggettarsi a decisioni che rifiuta. «Le due centrali, ambedue alimentate a gas in un contesto orografico come la Valle Peligna, non promettono nulla di buono per quanto riguarda l'impatto sanitario», ha concluso Giovanna Margadonna dei comitati cittadini. «Una volta in funzione i due impianti renderanno praticamente irrespirabile l’aria della vallata. Lasceremo in eredità ai nostri figli un futuro incerto non solo dal punto di vista economico ma anche con la certezza di contrarre gravi patologie, come più volte spiegato dai medici».
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