Gennaio 2009 tra scosse, lotteria Italia e Sant’Agnese

7 Marzo 2019

Premio da 50mila euro venduto all’Aquila e sfilata in centro dei linguacciuti Poi il sisma torna a farsi sentire. Collemaggio, facciata ingabbiata per i restauri

L’AQUILA. Il 7 gennaio 2009 i giornali informano che la Lotteria Italia ha “regalato” all’Aquila 50mila euro. In generale la città non è stata mai molto fortunata nell’estrazione del 6 gennaio e se qualche grosso premio negli anni è stato vinto, solitamente il biglietto era stato venduto in uno degli autogrill sull’A24. Le cronache riportano anche dettagli sulla vertenza Technolabs, il laboratorio di ricerca e sviluppo delle telecomunicazioni, superstite dello spezzatino che negli anni era stato fatto del “mitico” Polo elettronico localizzato nell’area industriale di Pile e che aveva raggiunto il suo apice – con una forza lavoro di oltre 5.000 addetti – a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Nel 2009 però il polo elettronico non esisteva già più. Com’è finita quella vertenza? Technolabs nel 2011 è passata a Intecs e i dipendenti (tutte professionalità di livello) poco più di un anno fa sono stati licenziati e combattono per riavere un posto di lavoro.
LA CRISI. L’Aquila alla vigilia del terremoto era già una città sfiancata dalle crisi aziendali e si reggeva sul lavoro pubblico (Asl e Università), sul terziario e sul commercio, agonizzante anch’esso. Il centro storico si stava già svuotando, i centri commerciali, L’Aquilone in testa, non sono un fenomeno post-sisma ma il loro dilagare era già evidente ante 2009 e pochissimi se ne preoccupavano. Oggi chi lamenta la scarsa attrattività del centro forse ha la memoria corta. E poi c’era la rendita immobiliare: affitti stratosferici (e spesso in nero) soprattutto agli studenti a cui toccavano case improbabili. Se la notte del sei aprile si sono contate 55 vittime fra la popolazione studentesca (universitaria) non è stata una semplice fatalità e la città – o i suoi rappresentanti – non hanno mai voluto riconoscere questo “vulnus” e nessuno ha mai chiesto perdono alle famiglie dei ragazzi venuti all’Aquila per studiare e non tornati più a casa. Nelle pagine di sport del Centro c’era un’intervista a Eusebio Di Francesco, allora giovane tecnico del Lanciano che a fine gennaio 2009 sarà esonerato. Oggi Di Francesco guida la Roma e non ha mai dimenticato il suo Abruzzo.
LA METRO. Il 9 gennaio il Centro titola “Metro, contratto annullato”. Si chiudeva così (anche se in realtà ci sono in giro ancora cause civili per risarcimento danni) una pagina politico-amministrativa da dimenticare. La metropolitana, sulla quale negli anni si sono spesi soldi e parole, doveva trasportare migliaia di passeggeri al giorno (nonostante che i bus già allora erano utilizzati molto poco) dalla periferia al centro. L’unico risultato è che i debiti di quell’operazione probabilmente peseranno a lungo sulle generazioni future e i “binari” sono ancora lì a testimoniare il fallimento (che ha molti padri e madri) di un’opera pubblica che doveva segnare un cambiamento nella storia della città a partire dalla chiusura alle auto del centro storico, cosa di cui si ricomincia a parlare in maniera del tutto teorica e poco concreta a 10 anni dal sisma. Ma le cronache di quei giorni sono piene anche di prese di posizione di associazioni studentesche che lamentavano “lo stato fatiscente delle scuole”. Un grido d’allarme che i “facitori” della politica cittadina respingevano con sdegno. Lo stato di quegli edifici fu “svelato” dal sisma e oggi se non ci fossero i Musp (moduli a uso scolastico provvisori) molti studenti farebbero lezione sotto le tende o quasi. Il 12 gennaio il Comune annuncia l’avvio della raccolta rifiuti porta a porta. Dieci anni dopo ci sono ancora importanti aree senza quel servizio e i cassonetti spesso assumono l’aspetto di mini-discariche a cielo aperto.
COLLEMAGGIO. Il 13 gennaio appare una foto della facciata di Collemaggio “ingabbiata” a causa di lavori di restauro. È probabile che grazie a quei ponteggi la facciata la notte del sei aprile sia rimasta in piedi. Sui lavori fatti nella basilica negli anni precedenti il sisma (restauro e consolidamento) conviene tacere per carità di Patria. Il 15 gennaio c’è l’annuncio della possibile chiusura dello storico museo dei frati di San Giuliano. Motivazione: mancanza di fondi. Dopo il terremoto gli aquilani hanno scoperto la “bellezza nascosta della città” e le “splendide opere d’arte”. Prima venivano ignorate e la cultura era una palla al piede più che una risorsa. Oggi tutti si riempiono la bocca di turismo culturale, religioso, enogastronomico, ambientale. Nei fatti però ante sisma “la città che contava” si faceva grasse risate (della serie: con la cultura non si mangia), adesso se ne parla solo per organizzare qualche bel convegno, meglio se finanziato con i fondi pubblici o del Decennale.
RISPUNTA IL SISMA. Il 18 gennaio 2009, in “punta di piedi” rispunta il terremoto. Quel giorno le pagine della cronaca dell’Aquila del Centro sono monopolizzate dalle “promesse” del sindaco Cialente. Sotto il titolo “Il Comune punta sulle opere pubbliche” vengono annunciati investimenti per 32 milioni destinati in particolare al parcheggio multipiano Sant’Appollonia (lungo via XX Settembre), a un altro parcheggio multipiano a San Bernardino (probabilmente lo stesso riproposto mesi fa dall’amministrazione Biondi) e poi ripavimentazione di piazza Duomo, modifica della viabilità in viale Corrado IV (progetto che sarà realizzato dopo il sisma) e riqualificazione di piazza d’Armi (area che il Comune aveva riscattato dal demanio) e dove da almeno 3 anni si attende il via ai lavori per un megaprogetto che prevede auditorium e varie altre amenità. Nei giorni del terremoto piazza d’Armi prima fu utilizzata per una tendopoli e poi per scaricarci le macerie. Oggi ci sono il “clone” dell’antichissimo mercato ambulante di piazza Duomo e alcuni impianti sportivi. La seconda pagina era dedicata alla festa dei pettegoli e allo “storico” annuncio che il Palio di Sant’Agnese avrebbe sfilato per le vie del centro. Errico Centofanti – ex direttore del Tsa e per anni “anima” della “nuova” Perdonanza – sulla terza pagina ricordava Peppino Giampaola, uno dei fondatori del Tsa, a quasi 30 anni dalla morte. E il terremoto? In sei righe si dava conto di “una scossa sismica di magnitudo 2.4, avvertita dalla popolazione. Località prossime all’epicentro: L’Aquila, Pizzoli e Scoppito”. Probabilmente si trattava di un nota “ufficiale” che si chiudeva con la solita, banale e irritante frase: dalle verifiche della Protezione civile non risultano al momento danni a persone o cose. Amen (questa è un’aggiunta di chi scrive). Eravamo a più di un mese dalla “prima” scossa, quella di metà dicembre, che col senno del poi aveva dato avvio al famoso “sciame sismico”. Ma dal 18 gennaio le cose subiscono un’accelerazione.
SANT’AGNESE. Il 19 gennaio è un lunedì. La pagina aquilana veniva aperta dalla festa per Sant'Agnese (il pianeta maldicenza) e dal fatto, segno dei tempi, che una “congrega” era sbarcata, con una sua pagina, su Facebook. In fondo la notizia di una nuova scossa. Stavolta non sono poche righe, ma un pezzo che a rileggerlo oggi contiene elementi che poi saranno costanti nelle settimane successive. Ecco il testo: “Un’altra scossa sismica, nel giro di 48 ore, è stata registrata nei dintorni dell’Aquila. Dopo quella di venerdì, di magnitudo 2.4 Richter, intorno alla mezzanotte, un’altra scossa, questa volta di magnitudo 2.1 è stata avvertita ieri mattina, alle 9.13. Le località più vicine all’epicentro – oltre al capoluogo abruzzese – sono state Lucoli, Tornimparte e Scoppito. La scossa è stata avvertita soltanto nei piani alti dei palazzi e delle abitazioni. Un movimento sismico di lieve entità, comunque non soltanto strumentale, anche se non ci sono state molte telefonate al centralino dei vigili del fuoco, così come, invece, era accaduto due giorni prima, quando il centralino dei pompieri era stato letteralmente preso d’assalto. Anche nel caso di ieri non ci sono stati danni a persone o edifici. C’è sempre un po’ d’allarme, però, perché, come afferma la sala sismica dell’Ingv, sono oltre cento gli eventi sismici che giornalmente vengono registrati nella zona dell’Aquila dagli strumenti. L’Abruzzo ha una percentuale di rischio sismico di 56, la più alta d’Italia”. Però nessuno se ne preoccupava più di tanto. La parola d’ordine, sin dall’inizio dello sciame, era “rassicurare”.
(2-continua)
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