Gestione emergenza, raffica di scontri legali
Il Comune si difende in tribunale su Progetto Case, autonoma sistemazione, tendopoli e puntellamenti
L’AQUILA. Le vicende del post-sisma 2009 continuano ad intasare le aule giudiziarie. Molti i contenziosi che vedono su opposte posizioni Comune e cittadini (ma anche imprese). Eccone alcuni.
DEBITO NEL PIANO CASE
Una “causa” davanti al giudice di Pace riguarda una signora che si rifiuta di pagare il debito relativo alle bollette del Piano Case. La cittadina sostiene che sarebbe intervenuta la prescrizione decennale del credito. Il Comune scrive che «stante la infondatezza delle avverse doglianze e la legittimità dell’azione amministrativa, altro non resta che resistere al ricorso».
AUTONOMA SISTEMAZIONE
È invece il Comune a soccombere in una vicenda sul contributo di autonoma sistemazione elargito mensilmente a chi ne fece richiesta (e inizialmente concesso sulla fiducia) e stoppato nel marzo 2015. Ora, 14 anni dopo, il Comune in base a una sentenza del tribunale dovrà pagare 15mila euro a un cittadino al quale, secondo i giudici il contributo non poteva essere tolto avendo il ricorrente il diritto a ottenerlo.
TENDOPOLI DI PAGANICA
C’è inoltre un’impresa che reclama ancora 53mila euro per la sistemazione, nella fase emergenziale post-sismica, della tendopoli Campo 2 Paganica gestita dalla Protezione civile. Il Comune si è opposto al pagamento facendo notare «la propria estraneità alla gestione emergenziale» e inoltre «manca il contratto e l’impegno di spesa». Il tribunale in primo grado e poi la Corte d’Appello, hanno dato ragione alla ditta perché nel periodo emergenziale valeva la «deroga alle norme che presiedono i contratti e le spese delle pubbliche amministrazioni». Quindi il fatto che manchino pezze d’appoggio non significa nulla. Ultima parola alla Cassazione alla quale il Comune ha fatto ricorso.
PUNTELLAMENTI
E non potevano mancare i puntellamenti realizzati nell’immediato post-sisma. Una banca, che ha fatto causa al Comune davanti al tribunale di Milano, chiede il pagamento il prezzo di un appalto che ad essa è stato ceduto dall’impresa esecutrice di lavori di puntellamento. Secondo la banca, tra l’impresa e il Comune sarebbe stato sottoscritto un contratto di appalto per la messa in sicurezza di un edificio, per la cui l’azienda aveva maturato un credito di circa 1,8 milioni. Per la banca il pagamento relativo al secondo documento fiscale – per 584mila euro – non è stato mai eseguito, in quanto tale importo fu direttamente corrisposto dal Comune alla curatela fallimentare dell’impresa. Insomma un ginepraio, col Comune che ora rischia di pagare due volte la seconda fattura. (g.p.)
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