Gestione stadio, Paterno pronto a rivedere i patti

AVEZZANO. Stadio dei Marsi seconda puntata. Dopo lo sfogo del presidente dell’Avezzano, Gianni Paris, oggi è la volta del Paterno, che risponde per bocca del suo presidente Angelo Di Gregorio e del...
AVEZZANO. Stadio dei Marsi seconda puntata. Dopo lo sfogo del presidente dell’Avezzano, Gianni Paris, oggi è la volta del Paterno, che risponde per bocca del suo presidente Angelo Di Gregorio e del direttore sportivo Giampaolo Di Cicco.
Le dichiarazioni del massimo dirigente dell’Avezzano, chiamano in causa i cugini nerazzurri per via di una ripartizione delle spese di gestione che a detta dello stesso Paris non sono assolutamente congrue rispetto all’utilizzo del più vecchio e glorioso stadio di calcio della Marsica. Trecento euro per la disputa di ogni singola partita, questo è l’importo che il Paterno dovrebbe corrispondere all’Avezzano.
«L’accordo stipulato alla presenza dei responsabili delle due società» evidenzia Di Gregorio «prevedeva inizialmente il pagamento di 400 euro per ciascuna partita, con l’utilizzo del campo e della club house. Successivamente lo spesso Paris ha avocato a sé la gestione del servizio di ristorazione, per cui l’importo iniziale è stato decurtato di 100 euro ed è stato quindi fissato in 300 euro».
Di Gregorio non ha alcuna intenzione di alimentare una polemica, e si dichiara disponibile a qualsiasi soluzione: «Siamo pronti a incontrarci di nuovo, ed eventualmente a ridiscutere ogni cosa, ma non vogliamo litigare assolutamente con nessuno e men che meno con l’Avezzano, che riteniamo debba rappresentare un ideale punto di riferimento per tutte le altre società della Marsica. E noi siamo i primi tifosi dell’Avezzano».
Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore sportivo Di Cicco: «L’unico punto controverso potrebbe essere quello relativo alla gestione della pubblicità all’interno dello stadio, ma anche su questo riusciremo a metterci d’accordo, perché riteniamo giusto che ciascuna società possa gestire le proprie risorse in maniera autonoma».
Plinio Olivotto
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