Giallo D’Orazio, in 2 accusati di omicidio

Cambia il capo d’imputazione a carico di Mostacci e Caniglia finora indagati per abbandono di incapace. Lunedì l’interrogatorio
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Omicidio volontario aggravato per aver gettato nel fiume Giovenco il corpo ancora in vita di Collinzio D’Orazio dopo una serata brava in paese. È questa la svolta nel giallo di San Benedetto che vede iscritti nel registro degli indagati due giovani del posto. Non più quindi abbandono di incapace, ma omicidio volontario è l’accusa nei confronti di Fabio Sante Mostacci e Mirko Caniglia, entrambi di 28 anni. Una decisione, quella del pubblico ministero Lara Seccacini, che era nell’aria ormai da mesi. Sul giallo di San Benedetto sarebbero arrivate, infatti, risposte importanti dalle ultime relazioni del Ris di Roma e dagli esiti degli accertamenti su telefoni e social. I due giovani sono stati convocati lunedì prossimo dal sostituto procuratore per un interrogatorio.
LA SVOLTA. Si attendevano da mesi le relazioni definitive dei periti informatici che hanno analizzato i cellulari posti sotto sequestro dai carabinieri del nucleo operativo che hanno svolto le indagini. I militari, guidati dal comandante Bruno Tarantini, non hanno tralasciato alcun dettaglio e il sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano ha voluto un quadro completo prima di formalizzare la nuova accusa. È stata già eseguita anche una relazione sulla Audi A3 di proprietà di Mostacci sottoposta ad analisi da parte del Ris di Roma.
QUELLA SERA. La vittima, quel 23 febbraio del 2019, sarebbe stata al bar del paese e avrebbe bevuto alcolici pur non potendo farlo a causa dell’assunzione di alcuni medicinali. È stato anche filmato con un cellulare. Poi le sue tracce diventano vaghe, fino a quando i due giovani indagati, secondo il loro racconto, lo avrebbero trovato per strada ubriaco decidendo così di riaccompagnarlo a casa. Avrebbero però sbagliato abitazione, suonando al citofono di un avvocato del paese. Il professionista ha raccontato di aver visto uno dei due che strattonava D’Orazio per farlo uscire dall’auto, ma lui non voleva. Poi sono ripartiti, ma non sono andati all’abitazione del 51enne. Si sarebbero diretti in una strada più isolata, dove sarebbe stato lasciato D’Orazio. In quel punto si perdono le tracce della vittima. Anche i cani molecolari si sono fermati lì.
LE ACCUSE. Il sostituto Seccacini aveva iscritto nel registro degli indagati i due giovani che dovevano rispondere di abbandono di incapace. Ritenendo di dover procedere a ulteriori accertamenti tecnici non ripetibili, aveva poi chiesto la proroga delle indagini affidate ai carabinieri della Compagnia di Avezzano, al comando del capitano Luigi Strianese. Ora i difensori dei due giovani accusati sono in attesa di capire cosa abbia in mano l’accusa.
IL MESSAGGIO. Un messaggio sospetto aggiunge mistero al mistero. «L’abbiamo gettato nel Fucino». Questo il messaggio che si troverebbe sul telefono di un altro giovane, A.R. (27 anni), non indagato. È stato eseguito un accertamento sul suo smartphone dal consulente tecnico Antonio Barbieri, esperto informatico che ha lavorato anche al recupero dei messaggi cancellati dai cellulari.
LE DIFESE. I difensori dei due indagati, il legale Antonio Milo e gli avvocati Mario Flammini e Franco Colucci, sono pronti a dare battaglia e sostengono che dalla consulenza di parte sull’autopsia non emergono elementi che facciano pensare a una morte violenta. «Per quanto ci risulta», hanno affermato nel corso delle indagini, «non sono stati riscontrati quadri di lesività riconducibili ad azioni violente». Secondo questa tesi, quindi, D’Orazio potrebbe essere caduto nel fiume e sarebbe, quindi, annegato. Ma i dubbi restano. La famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Berardino Terra.
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