Giallo sulla morte di un mafioso: inchiesta nel carcere di Sulmona

Il palermitano Guccione aveva già scontato 14 anni, sarebbe uscito nel 2026. Fatale un malore in cella Per tre volte era andato nell’infermeria. Le ipotesi di reato: omicidio colposo e omissione di soccorso
SULMONA. Si è sentito male mentre era all’interno della sua cella. Caduto sul pavimento, ha perso i sensi e non si è più ripreso. È morto così Pietro Guccione, 62enne palermitano detenuto nel carcere di Sulmona. A nulla è valso l’intervento degli agenti di polizia penitenziaria che erano di guardia nella sezione, arrivati immediatamente per soccorrere l’uomo. L’episodio risale a venerdì scorso ma è trapelato solo ieri quando la Procura di Sulmona ha deciso di aprire un’inchiesta, ipotizzando i reati di omissione di soccorso e di omicidio colposo. Il fascicolo, al momento contro ignoti, è stato aperto su sollecitazione della famiglia che ritiene che il decesso poteva essere evitato vista la sintomatologia comparsa nei giorni precedenti: dolore alla spalla e al braccio, giramenti di testa e pressione alta. Tutti sintomi riferibili a un problema cardiaco improvviso. Secondo il legale del detenuto, l’avvocato del Foro dell’Aquila, Fabiana Gubitoso, ben tre volte il detenuto si è recato nell’infermeria del carcere ma nessuna consulenza specifica né esame ospedaliero sarebbe stato svolto. La Procura di Sulmona ha quindi affidato al medico legale, Ildo Polidoro, l’esame autoptico per scoprire le cause del decesso e soprattutto se un intervento tempestivo avrebbe potuto salvare la vita del detenuto. L’esame sarà eseguito appena saranno inviate tutte le notifiche alle parti interessate. Non è escluso infatti, che l’autopsia, esame irripetibile, possa slittare di qualche giorno, per permettere alla Procura di individuare le persone che potrebbero essere coinvolte nella vicenda culminata con la morte del detenuto.
Pietro Guccione, ritenuto associato alla famiglia mafiosa di Pagliarelli, era stato arrestato dai carabinieri di Palermo il 30 maggio del 2007 perché coinvolto nell’inchiesta coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano che ha fatto luce su un giro di estorsioni e traffico di droga. Aveva già scontato 14 anni di reclusione per associazione mafiosa e avrebbe finito di espiare la pena nel 2026.
La famiglia chiede che venga accertata la verità. Al Giornale di Sicilia ha parlato la nuora Patrizia Sutera: «Per tre giorni mio suocero ha accusato dolori al petto e al braccio e più volte ha chiesto la possibilità di fare un elettrocardiogramma e avere una visita cardiologica. Lo aveva detto al telefono, il giorno di Santa Lucia, anche a sua moglie, ma nessuna ambulanza è mai stata chiamata per portarlo in ospedale. Mio suocero è stato fatto morire senza assistenza. Tutti gli esseri umani hanno il diritto di essere aiutati e curati. Stiamo vivendo momenti di grande disperazione e abbiamo anche tanta rabbia perché siamo sicuri che mio suocero si sarebbe potuto salvare. Qualcuno deve darci spiegazioni per questa tragedia».
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