Gioca e cade tra i sassi: bambino in ospedale

21 Maggio 2017

L’incidente a Camarda, protestano i residenti: resta un sogno il progetto per un campo di calcio

L’AQUILA. Rottura dei legamenti e del perone, e a seguire, un intervento chirurgico dal quale non si è ancora ristabilito. L’ultimo incidente, in ordine di tempo, si è verificato a Camarda, storicamente priva di un campetto dove i ragazzini possono giocare a pallone. A farsi male, stavolta, è stato un ragazzo che ora dovrà affrontare anche un lungo periodo di riabilitazione. Generazioni di bambini, a Camarda, hanno giocato per strada, perché il Comune non ne ha mai voluto sapere di attrezzare un’area a uso sportivo. Sulle frazioni, del resto, c’è sempre stato un incredibile disimpegno da parte delle varie amministrazioni che si sono succedute nel corso di anni e anni di governo del territorio. C’era voluto il terremoto perché qualcuno si rendesse conto della “disattenzione” riservata ai cittadini di Camarda. Nel 2009, infatti, la Caritas Lombardia aveva finanziato un progetto per circa 700mila euro che prevedeva la realizzazione di un campo di calcio con annesso centro anziani su un terreno che fu della Curia. «È su quel terreno pieno di buche», spiega Dino Scipioni, un residente della frazione, «che i ragazzini ora giocano a pallone. Si tratta dell’unica area disponibile, in un paese duramente provato dal terremoto del 2009.
«Da ragazzo giocavo nel prato o per strada», dice, «stessa sorte è toccata ai miei figli, e nel 2017, i miei nipoti giocano ancora su quel prato. Una situazione da terzo mondo. Nel 2010 la Caritas Lombardia aveva fatto un progetto per Camarda che prevedeva una struttura adibita a centro anziani, e un oratorio. Si parlava anche di un campetto da calcetto. Dopo circa quattro anni, finalmente, è arrivata l'approvazione del progetto delle due strutture e la gara d'appalto». Qualcosa, però, è andato storto. «Dopo un paio d'anni di tira e molla», prosegue Scipioni, «sono riusciti a far scadere la concessione edilizia. L’anno scorso parlammo con l’arcivescovo, ma ci sembrò di capire che non fosse affatto interessato a realizzare l’opera». Il finanziamento, naturalmente, dopo essere stato più volte rimodulato, è stato revocato e destinato ad altro.
«Noi non vogliamo lo stadio di San Siro o il Maracanà», conclude Scipioni, «ma solo un campetto dove far giocare i nostri bambini».(a.b.)
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