Giochi e corsi di italiano per i piccoli profughi

AVEZZANO. I locali della parrocchia Madonna del Passo, martedì pomeriggio, sono stati animati dai bambini ucraini, scampati all’orrore della guerra. Sono ancora in parte smarriti, ma sorridenti e...
AVEZZANO. I locali della parrocchia Madonna del Passo, martedì pomeriggio, sono stati animati dai bambini ucraini, scampati all’orrore della guerra. Sono ancora in parte smarriti, ma sorridenti e curiosi, pronti ad apprendere una nuova lingua e a integrarsi in un territorio che li sta accogliendo cercando, per quanto possibile, di dare loro serenità e speranza.
I locali di Madonna del Passo sono stati messi a disposizione del parroco, don Vincenzo De Mario, per le attività extra scolastiche organizzate dalla Rete solidale di Avezzano, con il coordinamento dell’amministrazione comunale. Non solo corsi di grammatica, ma anche momenti di gioco per 7 bambini e le loro mamme finalmente lontani dal fragore del conflitto e vicini all’affetto di cittadini e operatori del terzo settore che stanno facendo squadra all’insegna della solidarietà. I bambini sono stati ospitati da famiglie di connazionali già da tempo residenti ad Avezzano. Sono 41 invece le persone assistite dallo sportello organizzato dall’amministrazione comunale, tramite la Rete solidale. Tra queste c’è chi si è presentato direttamente per ricevere informazioni e chi invece vi arriva grazie al passa parola. Tante e diverse le necessità: iscrizione a scuola, registrazione, supporto legale, informazioni sul medico di base, mensa scolastica, invio dei documenti abitativi, informazioni sullo status di rifugiato temporaneo. «Quelle prime frasi in italiano hanno un suono speciale», sottolinea il sindaco facente funzione Domenico Di Berardino con riferimento all’incontro con i bimbi, «la Rete solidale messa in campo grazie alla disponibilità delle associazioni e al settore Sociale del Comune sta facendo il massimo nell’accoglienza immediata e nel supporto successivo. Dalla fase della raccolta dei beni di prima necessità, da mandare in Ucraina, adesso siamo passati all’azione di sostegno in città. Un percorso», prosegue, «che inizia dall’hub di via Fucino, con un momento di prima conoscenza e controllo sanitario, e poi si sviluppa nelle attività della Rete, in cui ognuno sta mettendo del suo, in base a disponibilità e competenze. Da parte nostra l’obiettivo è stato mettere subito a disposizione tutto ciò che il terzo settore può offrire, aiutandolo a fare rete e garantendo un coordinamento. È un po’», spiega Di Berardino, «il modello di accoglienza che ora è stato scelto dalla Protezione civile a livello nazionale. Stiamo notando tra l’altro che l’emergenza, insieme a un forte sentimento di solidarietà da parte degli italiani, ha moltiplicato lo spirito di vicinanza e di comunità tra ucraini che erano presenti in Marsica ma, a volte, neppure si conoscevano e oggi arrivano nelle sedi delle associazioni, per dare una mano, si incontrano, si aiutano reciprocamente. Si tratta spesso di ragazzi che vogliono rendersi utili, ma anche di donne che lavoravano come badanti qui in città e ora stanno accompagnando i bimbi a scuola».

