Giosuè, l’addio della classe: «Eri fragile, dolce e ironico»

1 Luglio 2021

Lettera dei compagni dello Scientifico, poi palloncini e una canzone di Ligabue Il parroco ringrazia i giovani: «Avete testimoniato il valore dell’amicizia»

CELANO. Le mani di papà Antonino ferme sulla bara. L’abbraccio di mamma Solidea e della sorella Giovanna davanti alla foto del loro Giosuè. Intorno solo silenzio. E tanti giovani vestiti di nero. Giosuè Carusi, strappato alla vita venerdì scorso a soli 19 anni, mentre era in sella alla sua moto, era un ragazzo buono, sensibile e con uno spiccato senso dell’ironia. Così lo ha ricordato Manuel Anselmi, suo compagno di classe, quando al termine dei funerali ha voluto leggere una lettera a nome di tutto il quinto Q del Liceo scientifico Vitruvio Pollione, la sua classe: «È ora di lasciare questo treno di 5 anni e ognuno deve prendere la propria strada. Questo ci eravamo detti qualche giorno fa, dopo gli esami. Ma oggi non è così. Il nostro pensiero è solo per te Giosuè. Sicuramente saresti stato tu a tirarci su di morale con la tua allegria. Siamo cresciuti insieme e hai mostrato sempre il tuo lato forte e menefreghista, ma anche molto fragile e dolce. Grazie per averci fatto ridere con la tua schiettezza e ironia. Non dimenticheremo mai il tuo linguaggio forbito e la tua voglia di vivere».
Nella chiesa di San Giovanni, a Celano, dove si sono svolti i funerali, prima della lettera del compagno di classe di Giosuè era difficile anche percepire un semplice rumore.
«Le nostre parole sincere e piene di sgomento si rivelano inadeguate», ha detto il parroco, don Ilvio Giandomenico durante la funzione concelebrata con don Gabriele Guerra (parroco del Sacro Cuore di Celano) e don Giuseppe Ermili (ex parroco di Celano e attuale guida della parrocchia di Luco), «la nostra comunità è come Agar, la donna del libro della Genesi, che si perde nel deserto. Per noi oggi il deserto più grande è l’assenza di Giosuè. Ma poi, come per Agar, arriva Dio a salvarci».
Prima della benedizione finale, don Ilvio ha ringraziato i ragazzi «che hanno conosciuto i loro aspetti più belli e hanno testimoniato il valore dell’amicizia». Accompagnata da un lungo applauso, la salma di Giosuè è arrivata nel piazzale antistante la chiesa dove i suoi amici si erano raccolti con palloncini bianchi, azzurri e blu e un grande striscione con una sua foto e una scritta incastonata in un cuore: «Sei e sarei sempre nei nostri cuori». Con loro anche insegnanti dello Scientifico. Mentre i palloncini volavano, papà Antonino, con gli occhi pieni di lacrime, si è avvicinato alla bara e l’ha stretta tra le sue mani continuando a guardare la foto del suo Giosuè. A piedi, poi, familiari, amici e conoscenti hanno attraversato il centro di Celano fino alla zona Dietro castello, mentre i compagni di classe gli hanno voluto fare un ultimo regalo. Nel silenzio di Celano è risuonata la canzone “Lettera a G” di Ligabue: «Fai buon viaggio e poi riposa se puoi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA