Giovane in mountain bike aggredito dai cani

4 Luglio 2017

Quattro randagi lo hanno attaccato durante un’escursione sul Morrone. Il 35enne: salvo per miracolo

ROCCACASALE. Brutta avventura per un appassionato di mountain bike aggredito da quattro cani randagi mentre stava facendo un’escursione sul monte Morrone. Il giovane è riuscito a salvarsi solo grazie al coraggio e allo spirito di sopravvivenza che lo ha portato a difendersi strenuamente dall’attacco dei cani che lo avevano circondato e a turno lo attaccavano. Una brutta avventura raccontata dallo stesso protagonista ancora scosso per l’accaduto.
«Ero in mountain bike e, giunto in località Fontana del Beato Mariano, mi sono fermato per una breve sosta ristoratrice», racconta Giovanni Aquilino, popolese di 35 anni. «Poi sono risalito in sella alla bici per scendere dal versante di Roccacasale. Ma, all’altopiano di Impianezza ho visto a circa 500-600 metri un gregge di pecore che pascolava su una collinetta». Èd è stato lì che in una manciata di secondi si è ritrovato circondato da tre cani. «Sono sceso istintivamente dalla bicicletta e l’ho frapposta tra me ed il primo cane arrivato che, provando a mordermi, sbatteva contro i raggi della ruota posteriore», prosegue il giovane. «Nel frattempo gli altri due cani si sono portati alle mie spalle e mi hanno attaccato. Facendo perno con il corpo usavo la bicicletta per colpirli ma all’allontanamento di qualche metro di un cane corrispondeva l’attacco degli altri due. Ero in preda al panico ma l’istinto di sopravvivenza mi indicava di indietreggiare il più possibile». Tra calci e biciclettate il giovane è riuscito ad allontanarsi di una ventina di metri dal punto dell’attacco verso la strada da cui era arrivato. I cani, dopo una decina di attacchi e circa cinque minuti di lotta, sembravano essersi calmati ma Aquilino non ha avuto neanche il tempo di prendere fiato che un quarto cane gli è piombato alle spalle scatenando di nuovo l’attacco furioso degli altri tre. «A questo punto mi sono sentito perduto perché tutte le energie spese non erano valse a nulla», riprende a raccontare l’ingegnere 35enne con la passione della bici. «Ho ricominciato a lottare come prima ma questa volta con un nemico in più. Urlando e dimenandomi sono riuscito ad allontanarmi ancora un poco portandomi fuori dalla zona dell’attacco. A quel punto, per fortuna, ero fuori pericolo ma in dieci minuti di aggressione ho visto la morte con gli occhi e ancora non riesco a credere di essere riuscito a salvarmi. Cosa certa è che non andrò mai più da solo in montagna».
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