Giovani appassionati di archeologia affollano Marruvium

4 Febbraio 2016

Grande successo per l’evento della Soprintendenza Un viaggio nel tempo che ha regalato tante emozioni

SAN BENEDETTO DEI MARSI. La presenza di così tante persone, accorse da tutta la Marsica per visitare i resti di Marruvium, l’antica città romana su cui oggi sorge San Benedetto, forse non se l’aspettava neppure la Soprintendenza ai beni archeologici, organizzatrice dell’evento.

Il successo dell’iniziativa smentisce quanti credono che l’archeologia interessi solo gli addetti ai lavori. Invece, in quanto disciplina che studia a fondo il passato, attraverso i reperti che affiorano dal terreno, interessa tutti noi, perché ci aiuta a conoscere meglio la nostra storia. Pertanto non è difficile avvicinare la gente a questo affascinante mondo. Purché venga informata e sensibilizzata. Ciò che è avvenuto domenica a San Benedetto può ripetersi per gli altri siti della Marsica, a patto che i Comuni, finora latitanti, tranne qualche eccezione, si decidano a collaborare con la Soprintendenza nella valorizzazione patrimonio archeologico. Per il territorio sarebbe un’opportunità di crescita culturale ed economica.

A fare da guida alla visita è stata Emanuela Ceccaroni, funzionaria della Soprintendenza e responsabile degli scavi nella Marsica. Prima tappa, l’artistica facciata della chiesa di Santa Sabina risparmiata dal terremoto del 1915. L’itinerario ha poi toccato via Pagliarelli, uno degli assi stradali di Marruvium, dove si sono potuti ammirare i Morroni, monumentali edifici funerari del I secolo a.C.. Risalendo il leggero pendio su cui è collocata la città, si è arrivati all’anfiteatro, costruito nei primi decenni del I secolo d.C., all’esterno delle mura. Vi si esibivano i gladiatori. Sono conservati i due accessi e le scale per raggiungere i vari livelli delle gradinate, suddivise in ima, media e summa cavea. Il completamento dei lavori di sistemazione dell’area consentirà di rendere fruibile lo spazio per manifestazioni culturali.

Dall’anfiteatro si è giunti alla domus di Corso Vittorio, riportata alla luce negli anni Novanta. È una grande abitazione, estesa anche al di sotto delle vicine case, che ha conservato i pavimenti a mosaico, con differenti decorazioni. La casa si propone ai visitatori nella sequenza originaria. Dall’atrio, con impluvium (vasca per la raccolta dell’acqua piovana), si accede alle stanze, disposte in successione, fino ad arrivare al peristylium, il giardino-porticato, posto in fondo all'abitazione. Infine, scendendo al di sotto dell’attuale piazza, si è raggiunto il piano di epoca romana, che conserva un tratto di strada, largo circa 4 metri, basolato e con la fogna che vi scorre sotto. Un viaggio nel tempo non privo di emozioni.

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