«Giovani esposti al rischio social»

13 Febbraio 2024

La psicoterapeuta Giordano: «Il confronto sociale competitivo è penalizzante»

L’AQUILA. Ansia, ritiro sociale, depressione. Ma anche bullismo e competizione malsana. Il lato oscuro dei social proietta le sue ombre anche tra gli adolescenti aquilani, esponenti a pieno titolo della “generazione Alpha”, la prima indissolubilmente interconnessa al punto da avere tutto a portata di clic: amicizie, amori, intrattenimento, interessi. Tutto in tasca, tutto facile. Fatto sta che il 2024 si è aperto con Eric Leroy Adams, sindaco di New York, che ha dichiarato guerra ai social network, equiparandone i rischi a quelli di armi e tabacco e dicendosi preoccupato in particolare per «la salute mentale dei più giovani». Senza contare che, solo pochi giorni fa, lo stesso Mark Zuckerberg, padre fondatore di Facebook (oggi Meta), ha chiesto scusa alle famiglie delle vittime di abusi virtuali di fronte al Senato degli Stati Uniti d’America, alla presenza degli amministratori delle altre principali piattaforme social, parimenti sul banco degli imputati. Scuse che fanno il paio con quelle rese nel 2018, allorché il noto imprenditore informatico ammise di essersi «concentrati sul bene che si può portare connettendo le persone, ma ora è chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questi strumenti venissero usati anche per fare danni».
IL PARERE DELL’ESPERTA
«Sono dannosissimi» conferma Carmen Giordano, psicoterapeuta aquilana specializzata anche nell’ambito di infanzia e adolescenza. «Favorendo un confronto sociale di natura competitiva basato su un bisogno di approvazione misurabile a colpi di like, i social inducono i nostri ragazzi a un’omologazione al ribasso, anche a costo di rinunciare ai propri talenti e alla loro unicità, se questa diverge dalla massa. Ciò che riscontro», prosegue, «è che mentre le ragazze partecipano, e soffrono, di una competizione basata sull’aspetto esteriore, nei maschi si registrano forme di bullismo più sottili rispetto al passato, per cui basta una semplice non risposta a un messaggio a ingenerare un senso di esclusione vissuto anche con dolore da soggetti particolarmente vulnerabili. Di qui gli stati d’ansia, il senso di colpa perché non si riesce a essere come gli altri, la tendenza all’isolamento, talvolta fino all’esordio di un vero e proprio stato depressivo».
UN DISAGIO CHE FA NOTIZIA
Un disagio giovanile che all’Aquila, stando agli ultimi casi di cronaca, continua a covare e a manifestarsi a macchia di leopardo anche al di là degli strumenti normativi già messi in atto dal Comune, che intanto tira dritto verso l’ampliamento del sistema di videosorveglianza cittadino. L’aggressione di martedì a Paganica ai danni di un quindicenne da parte di un branco di sette coetanei, neanche a farlo apposta, è avvenuta infatti a meno di ventiquattro ore dall’approvazione in consiglio comunale dell’estensione delle zone di daspo urbano, tra cui figurano proprio le piazze delle frazioni e i parchi cittadini, entrambi teatro di pestaggi. Risale invece a due mesi fa l’accoltellamento tra giovanissimi di fronte alle scuole di Colle Sapone, consumatosi, anche in quel caso, alla fermata dell’autobus. Luoghi a oggi tutti sensibili di daspo urbano da parte del questore, che ha quindi facoltà di disporre il provvedimento nei confronti di chiunque vi arrechi turbamento al decoro e alla vivibilità, in cui rientra anche l’assalto da parte di un gruppo di giovani al furgone dei panini, la notte di Halloween, fuori dalla discoteca Be One/Bambola di Pile. Un caso, questo, che fece discutere non solo per la reazione del proprietario armato di coltello, ma anche perché la scena venne ripresa e poi condivisa di telefonino in telefonino prima di finire nelle mani degli inquirenti.
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