Giovani talenti vanno a scuola di cinema

7 Marzo 2015

Il direttore del Centro sperimentale: stiamo lavorando perché questa struttura diventi punto di riferimento europeo

L’AQUILA. La nuova direzione didattica del Centro sperimentale di cinematografia ha dato impulso alla scuola ed ora traccia un primo bilancio delle attività svolte.

Da settembre, direttore didattico del corso di “Reportage audiovisivo” attivo all’Aquila, è il regista e autore Daniele Segre, dal 1996 docente del Centro sperimentale a Roma ed ora all’Aquila.

«Da subito», spiega, «ho voluto un buon rapporto con la città. In questi mesi abbiamo stabilito relazioni utili alla formazione e di stimolo al territorio. L’incarico assegnatomi dal Centro sperimentale mi onora, mi dà l’opportunità di costruire il futuro dei giovani, onorando L’Aquila e il mio Paese. Scelgo io i docenti e le strategie formative, vivo il mio lavoro con la responsabilità di un padre e voglio rendere conto di ciò che faccio. È fondamentale creare un radicamento e quindi arrivo all’Aquila il lunedì sera e riparto il venerdì mattina. Potrei stare anche meno, ma per me è importante. Do il mio contributo al massimo dell’impegno per trasmettere ai giovani un sapere che gli permetterà di lavorare e anche per L’Aquila che deve recuperare le forze».

Segre parla del suo lavoro e spiega cosa significa per lui fare cinema. «Talvolta sotto il nome del Centro di cinematografia si creano illusioni, invece il cinema è fatica. Il diritto ad esistere artisticamente necessita di un lavoro duro, quotidiano. Serve talento, dedizione, abnegazione e nessuno regala niente per niente».

Proprio per questo Segre ha chiesto ai nove iscritti del primo anno di lavorare senza sosta e dopo solo tre mesi i primi risultati arrivano.

Domani la trasmissione «Zazà» su Rai Radio 3 proporrà un radio documentario realizzato da tre allievi, frutto del lavoro svolto all’interno del laboratorio curato da Daria Corrias. Ad aprile sarà la trasmissione «Tre soldi», sempre su Rai Radio 3, ad ospitare altri radio documentari, in occasione dell’anniversario del sisma. Tutti i ragazzi del primo anno sono inoltre autori dell’installazione multimediale «L’Aquila, frammenti di memoria», composta da fotografie, testi, reportage radio e proiezioni video, che dal 15 al 22 aprile sarà al Festival del giornalismo a Perugia.

«Abbiamo avuto questo importante invito che mi permette di raggiungere il mio primo obiettivo», spiega Segre. «Questa installazione vuole essere una testimonianza, perché il valore della memoria è fondamentale per costruire l’identità di un territorio. Malgrado il grave trauma subito dalla città, da qui dovevamo partire sia per l’educazione dei nostri allievi, sia come strumento per una riflessione che non deve essere solo locale ma nazionale, sulla condizione così complessa che il terremoto ha prodotto su questa realtà».

Prima di arrivare a Perugia, l’installazione sarà mostrata agli studenti delle classi quinte dell’istituto  Bafile dal 25 marzo al primo aprile, perché anche tra loro può annidarsi un futuro reporter.

«I nostri allievi arrivano da tutta Italia e abbiamo solo un aquilano e un pescarese. Sarebbe bello veder arrivare molti aquilani, non per campanilismo, ma per offrire loro un futuro, un lavoro che si alimenta di passione. Se hai passione tutto si trasforma. Qui puoi imparare a raccontare le tue storie, cosa che significa avere un grandissimo privilegio. Noi formiamo i cromosomi, le capacità etiche del reporter che deve agire con umanità. Il livello di produttività della scuola è altissimo, l’impegno dei ragazzi è gravoso. L’impatto può essere duro, ma voglio evitare illusioni e costruire mentalità professionali che consentano loro di emanciparsi attraverso il lavoro». Segre punta al massimo per la scuola e lo fa con amore per L’Aquila.

«Voglio bene alla città e voglio mostrare con i fatti che questo luogo può essere una risorsa per il territorio. È nostro compito andare incontro alla città, personalmente sono a disposizione di tutti. Nel prossimo anno», conclude il direttore, «organizzerò qui appuntamenti nazionali per il reportage, voglio che questo diventi il centro di riferimento nazionale ed europeo. E questo sempre in relazione con il territorio. Se sarà così avremo vinto tutti».

Barbara Bologna

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