Gli agenti: «Presutti fa la vittima»

6 Gennaio 2021

Montanari e gli altri due indagati: quei post non c’entrano con l’ex assessore

AVEZZANO. Sull’indagine a carico di tre agenti della polizia locale di Avezzano, scaturita da una serie di post apparsi su Facebook, a parlare, con una lettera aperta, sono i diretti interessati. «I post oggetto di accertamento da parte dell’autorità giudiziaria», affermano il comandante Luca Montanari, il capitano Adriano Fedele e il maresciallo capo Giuseppe Covello, «non hanno nulla a che vedere con l’ex assessore Crescenzo Presutti, tantomeno con la sua persona, con la sua vita privata, con la sua attività professionale e politica e neppure con il post da costui pubblicato per criticare duramente le forze dell’ordine». Secondo i tre agenti – Montanari indagato per diffamazione, Fedele per abuso d’ufficio e Covello per entrambi i reati – i post pubblicati da due di loro riguardano «tutt’altre vicende e tutt’altri soggetti, tant’è vero che mai in alcun passaggio si fa riferimento a persone o fatti della vita cittadina, men che meno all’ex assessore Presutti».
Questo hanno dichiarato davanti alla polizia giudiziaria nel corso dell’interrogatorio di lunedì in procura. L’indagine è partita dalla querela dell’ex amministratore Presutti. «Ciononostante», si legge ancora nella lettera, «l’ex assessore Presutti, attuando una maldestra quanto forzata manovra di accostamento, pone i post tutti in connessione tra loro, per tentare forse di creare un effetto vittima a discapito della reale comprensione dei fatti». Secondo l’accusa questi post sarebbero la conseguenza di un primo post di Presutti definito offensivo per le forze dell’ordine. Secondo gli agenti, difesi dall'avvocato Gianfranco Restaino, l’intento di Presutti di collegare i post sarebbe la conseguenza di una «coda di paglia per quel brutto post ancora al vaglio della magistratura con il quale l’ex assessore scaglia feroci invettive contro le forze dell’ordine». Il post dell’avvocato Presutti riportato nella lettera è il seguente: «Ma voi davvero credete che sia necessario sguinzagliare certi deficienti a giocare agli sceriffi sulle strade, che quando ti fermano ti guardano come se fossi un narcotrafficante? Come non pretendere da loro e dai loro capitani di iniziare ad occuparsi seriamente del crimine? Sembra di vivere nella Romania di Ceausescu». Secondo gli agenti si «palesano profili ascrivibili a determinate ipotesi di reato previste dal codice penale e per tale ragione sottoposto, come “atto dovuto”, all’attenzione del magistrato».
Fedele e Covello sono indagati per abuso d’ufficio perché a 24 ore dalla pubblicazione del post di Presutti, una pattuglia della polizia locale si era recata a casa del legale per notificargli un invito a comparire al comando come persona informata sui fatti. Il successivo iter oggetto di accertamento del magistrato non è concluso. (p.g.)
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