Gli alpini montano un campo di accoglienza per sfollati

28 Maggio 2021

AVEZZANO . Militari, studiosi e studenti a confronto sulla gestione dell’emergenza post-sisma al Castello Orsini di Avezzano. L’incontro di ieri ha chiuso l’esercitazione di quattro giorni che ha...

AVEZZANO . Militari, studiosi e studenti a confronto sulla gestione dell’emergenza post-sisma al Castello Orsini di Avezzano. L’incontro di ieri ha chiuso l’esercitazione di quattro giorni che ha visto in campo gli alpini del 9° Reggimento dell’Aquila impegnati nell’allestimento di un campo di accoglienza all’Interporto di Avezzano.
L’operazione, denominata “Villa Palazzi” come l’unica casa rimasta in piedi nel terremoto del 1915, ha visto protagonista il battaglione “Vicenza” in sinergia con la Protezione civile nazionale, rappresentata dall’Ana, e in collaborazione con il Comune di Avezzano e la Croce rossa Italiana. Come possono le scienze della terra e psicologiche aiutare a capire, preparare, organizzare, comunicare e gestire, un terremoto? È questa la domanda a cui i relatori hanno fornito risposte, con l’obiettivo di far dialogare discipline e competenze diverse. Prevenzione, informazione, conoscenza del territorio e delle sue fragilità ed educazione al rischio sono stati gli argomenti richiamati nei saluti del presidente del consiglio comunale Fabrizio Ridolfi, presente con il consigliere delegato alla Protezione civile Maurizio Seritti. «In emergenza non si ha tempo di pensare e l’addestramento dev’essere fatto prima», ha spiegato il colonnello Giammarco Laurencig, comandante del 9° Reggimento alpini, mentre l’istruttrice della Croce Rossa Marica Marinelli ha illustrato ai ragazzi delle scuole collegati via web i programmi di prevenzione e formazione, le attività di censimento vittime, sgombero feriti, assistenza psicologica, allestimento e gestione degli ospedali da campo. «Non è nel nostro potere fermare i palpiti terrestri», ha osservato Enrico Miccadei, ordinario di Geografia fisica e Geomorfologia dell’università D’Annunzio illustrando un’ecografia della piana, «ma possiamo anticipare, prevenire e studiare materie a volte escluse dagli insegnamenti scolastici».
«Bisogna preparare la popolazione all’idea che possa avvenire qualcosa», ha concluso Michela Cortini, docente e preside del corso di scienze e tecniche psicologiche alla D’Annunzio, «e curare le ferite, spesso invisibili». (f.d.m.)