Gli alunni pronti a scendere in piazza

6 Settembre 2018

In rivolta gli studenti del liceo cittadino: «Ci hanno dimenticati». Disagi anche all’Ipsiasar: palestra senza riscaldamento

L’AQUILA. «Siamo stati dimenticati». Gli studenti del Cotugno lanciano dalle pagine dei social quello che definiscono un “grido” d’allarme e annunciano manifestazioni di protesta per la ripresa dell’anno scolastico. Una decisione maturata in seguito alla comunicazione della dislocazione delle 49 classi dell’istituto su cinque plessi, tra la zona est e quella ovest della città. Dopo la chiusura della sede di Pettino da parte del Tar, con una sentenza dello scorso luglio, infatti, la Provincia ha messo a disposizione dell’istituto 51 classi “sparpagliate” in vari stabili: 16 nel Musp di via Madonna di Pettino, ex Dottrina Cristiana; 12 in quello di via Ficara, ex Micarelli; 8 aule nella sede dell'istituto "Colecchi"; 10 nel Musp del liceo Musicale e 5 nella scuola media "Carducci". Intanto, a pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico, sono solamente 12 su 23 le scuole comunali, tra infanzia, primaria e medie, ad avere un indice di vulnerabilità, nonostante su 17 plessi siano state concluse le indagini necessarie a estrapolare il valore. In ogni caso nessun indice corrisponde a 1, come vorrebbe la sentenza del Tar per il liceo. All’Ipsiasar, invece, dopo 9 anni dal terremoto, deve ancora essere abbattuto il corpo centrale e la palestra, appena restituita agli studenti, è senza riscaldamento, come denunciano i consiglieri comunali di opposizione, Angelo Mancini e Giustino Masciocco, che hanno invitato alle dimissioni il sindaco, Pierluigi Biondi, il suo vice, Guido Liris, il presidente della Provincia, Angelo Caruso e il consigliere con delega all’Edilizia scolastica, Vincenzo Calvisi. DIMENTICATI. «Noi siamo i dimenticati, costretti a vivere un altro anno in una situazione anomala. Continuiamo a chiedere la normalità invece siamo ancora spezzati» scrive su Facebook il rappresentante d’istituto del Cotugno, Tommaso Cotellessa. «Questa è una situazione che sta provocando danni a ogni singolo individuo che fa parte della nostra scuola, ne abbiamo passate troppe».
EMERGENZA. Stesso grido d’allarme arriva anche da un’altra rappresentante degli studenti del Cotugno, Sara Ramzi, che lancia un duro affondo alle istituzioni: «Questo non vuol dire tutelare il nostro diritto allo studio. Nonostante la Provincia dichiari di aver fatto il possibile per assicurarci delle aule dove andare, questo è tutto meno che un successo. Ormai la nostra è una perenne situazione di emergenza».
LA PROTESTA. In risposta a quella che ritengono una situazione inaccettabile, i ragazzi dell’Unione degli studenti (Uds), stanno già organizzando manifestazioni: «Garantire il diritto allo studio non vuol dire solo trovare contenitori in cui fare lezione. Non ci lasceremo sopraffare dalla rassegnazione, sappiamo quali sono i nostri diritti e pretendiamo che vengano rispettati. Ci vedremo quest’autunno, nelle piazze».
IPSIASAR. Ma i problemi non riguardano solo il Cotugno. «Gli alunni dell’Ipsiasar sono in un Musp che ha l’ingresso in via Aldo Moro. Ingresso chiuso da quasi un anno perché il piccolo ponte che collega la via al modulo è stato interdetto per problemi nella struttura» spiega il consigliere Mancini. «Al centro dell’istituto c’è il vecchio edificio, neppure transennato, che avrebbe dovuto essere demolito quest’estate, ma l’operazione è stata rimandata». L’iter per l’abbattimento è stato avviato in questi giorni. «Nel Musp è stata realizzata la palestra inaugurata in pompa magna, ma i riscaldamento non funzionano», conclude Mancini.
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