Gli ambulanti: qui il mercato muore, va realizzata la struttura al coperto

13 Gennaio 2024

Raccoglie consensi la proposta di strutturare l’area che ospita gli operatori, anche al freddo e sotto la pioggia «Potremmo lavorare anche di pomeriggio, questa è l’unica soluzione per salvare il settore in forte crisi»

L’AQUILA. Mercato coperto: un coro di sì e anche un paio di no. È questa la reazione degli ambulanti alla proposta del mercato coperto a piazza d’Armi, formulata in un comunicato stampa dai consiglieri comunali di opposizione, Enrico Verini e Gianni Padovani. Una proposta su cui si discute da anni tanto che nei mesi scorsi c’erano stati incontri pubblici con i rappresentanti della categoria e il vicesindaco con delega al commercio Raffaele Daniele, incontri in cui era emersa l’ipotesi di realizzare il mercato coperto usando i fondi per le comunità energetiche. Il sì è quasi unanime, il mercato coperto viene visto come l’unica possibilità di salvare un settore che sta vivendo una grande crisi. Gli operatori sono sempre più anziani, qualcuno riconsegna la licenza e sempre meno giovani decidono di investire in un lavoro fatto di sacrifici. Arrivando ieri mattina per il giro di interviste, la prima frase che è capitato di captare tra due ambulanti che discutevano fra di loro, è stata «qui anche se stai male, devi venire a lavorare».
L’ambulante poi ha chiesto di non essere citato, ma ha avuto il sostegno del vicino, Antonino Fallanca. «Qualcuno pensa che col mercato coperto le cose per noi cambieranno, ma non sarà così. Noi saremo sempre esposti al freddo. E in ogni caso quando piove la gente non esce». Impossibile pensare di tornare a piazza Duomo, «con quel pavimento bianco non ci faranno avvicinare». Allora meglio pensare ai mercati rionali a rotazione. «Ecco, su questo ci si può ragionare».
«Noi siamo qui con qualsiasi tempo», dice Marco Cepparulo, col suo banco di tendaggi. La sua famiglia vive il mercato ogni giorno da 40 anni. «Conosciamo bene i problemi. Le persone si stanno perdendo d’animo e il mercato coperto aiuterebbe molto sia gli operatori sia chi vuole venire al mercato». Piazza d'Armi ha la comodità del parcheggio che è fondamentale. Francesca Cepparulo è sua sorella e ha la bancarella accanto. Si protegge dal freddo con un vistoso cappello blu. «Siamo qui da tre generazioni, mio nonno vendeva biancheria, mio padre vestiario, noi facciamo vendita e montaggio di tendaggi. Abbiamo bisogno della macchina per muoverci e quando piove stiamo qui a perdere tempo, paghiamo e non lavoriamo».
Antonella Silva si scalda con un bicchiere in cui c’è un liquido rossastro. «Non è vino, è una tisana», ride. Vende accessori da donna ed è convinta che il mercato coperto «potrebbe aiutare molto, sia in estate che in inverno». La tisana arriva dal bar che ha riaperto da 6 mesi, gestito da Giorgio Battistelli. «Sì al mercato coperto, ma sarebbe meglio aspettare l’eventuale ritorno in centro».
Gianluca Onofri ha la licenza dal 1985. «Prima di me c’era mio nonno, e poi mio padre Lelio, che oggi ha 89 anni e lo dobbiamo convincere a rimanere a casa, perché il mercato è la sua vita. La risorsa più grande di questo posto è il parcheggio. Io penso ai giovani, non c’è ricambio. E' un lavoro sacrificato, all’aperto. Adesso veniamo tardi, alle 7, ma quando stavamo a piazza Duomo si andava alle 5, alle 8 già girava gente. Dobbiamo dare una svolta a questo spazio perché all’Aquila c’è la cultura del mercato e col mercato coperto potremmo lavorare anche di pomeriggio. In centro si potrebbe fare un mercatino di prodotti tipici, ma noi coi nostri grossi veicoli non avremmo nessuna possibilità di rientrare». Onofri ricorda anche le battaglie di quando fu rifatta la piazza negli anni ’80, «e ci sfrattarono su viale Gran Sasso. Poi ci fecero rientrare in piazza ma con l’obbligo di rimanere fuori dall’ovale».
Una situazione vissuta anche da Silvio Corsi, figlio di Gianni. Il suo furgone rosso dei polli arrosto a piedi piazza è arcinoto «Anche per noi il mercato coperto sarebbe fondamentale». Stesso concetto espresso da Alessandro Sticotti, che vende tappeti. «Faccio questo mestiere da 32 anni. Qui si lavora solo il sabato. Operare in queste condizioni è impossibile e se piove qui non viene nessuno». A piazza d’Armi c’è un vento freddo e per ripararsi c’è il bar dove lavora anche Eleonora Parisse. La mattina è la prima ad arrivare insieme al furgone del pesce. «È vero», dice, «alle 5 siamo già qui».
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