Gli amici della montagna salutano Gilioli

14 Novembre 2017

Celebrati nella chiesa di San Pio X i funerali dello speleologo. Gli amici: «Ci ha insegnato il rispetto»

L’AQUILA. Hanno voluto lasciare corde e cordine ben intrecciate fra loro accanto alla bara, perché Sergio Gilioli era «uno speleologo nell’anima». E poi fiori colorati e adesivi del Cai, il Club alpino italiano, in cui Sergio, l’aquilano di 52 anni trovato morto all’interno del suo camper mentre si trovava a Orbetello (Grosseto), ha trascorso gran parte della sua vita. Così gli amici della montagna hanno voluto salutarlo, stringendosi alla famiglia: al papà Corrado, alla mamma Fiorina, alla compagna Gianna, al figlio Marco, ai fratelli Alessandro e Andrea, nella chiesa di San Pio X, al Torrione. Caschetto e tuta da speleologi e il sorriso oltre le lacrime per ricordare aneddoti e storie di cui Sergio è stato protagonista.
Chiesa gremita per dire non addio, ma un dolcissimo «arrivederci» al fondatore del “Gruppo Grotte e forre Francesco De Marchi” della seziona aquilana del Cai, gruppo che dal 1996 ha visto formare – grazie all’entusiasmo e alla temerarietà di Sergio, che non esitava un istante a gettarsi alla scoperta di nuovi “buchi” in tutto il centro Italia – decine di appassionati speleologi. «Sergio non era soltanto un uomo di montagna», ha ricordato il parroco, don Juan de Dios Vanegas Gallego, che ha stretto in un abbraccio paterno il figlio di 10 anni, «ma anche un bravo padre e dolce compagno di vita». Riconoscenza e affetto nelle parole di commiato dei familiari e degli amici, come quelle di Marco, tra i primi frequentatori del “Gruppo Francesco De Marchi”: «Ci hai insegnato non soltanto ad andare in grotta, ma soprattutto a stare insieme, a sostenerci a vicenda nel segno della semplicità e del rispetto reciproco. E noi ti ricorderemo sempre così». (m.g.)
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