Gli anziani donano un tablet ai ragazzi della casa-famiglia

PRATOLA PELIGNA. Generazioni divise da decine di anni, ma unite nel segno della solidarietà. Alla sala consiliare del comune di Pratola Peligna si è tenuta una breve e intensa cerimonia per donare...
PRATOLA PELIGNA. Generazioni divise da decine di anni, ma unite nel segno della solidarietà. Alla sala consiliare del comune di Pratola Peligna si è tenuta una breve e intensa cerimonia per donare alla casa- famiglia, Giovanni Paolo XXIII di Pacentro, un tablet. L’iniziativa è nata dopo un corso per imparare l’utilizzo dei computer riservato agli ultra 65enni di Pratola. Persone che si sono messe in gioco e alla fine hanno vinto il pregiato strumento informatico donato alla casa-famiglia.
«Abbiamo deciso di donarlo alle persone che ne hanno più bisogno», racconta Galileo Pizzoferato, del centro anziani di Pratola, «così ci siamo guardati intorno e scelto i giovani della casa famiglia di Pacentro». Il gesto solidale è stato ufficializzato nella sede del Comune. «Quando si lavora nel sociale», ha detto l’assessore Danesa Palombizio, dalle cui mani il tablet è passato in quelle dei bambini della casa-famiglia, «spesso a fare la differenza, per portare aiuto, è proprio la creazione di una rete tra persone. Nel nostro piccolo, con l’iniziativa da poco conclusa, abbiamo dato un bell’esempio di lavoro di rete fatto dagli uomini più grandi verso i più piccoli».
Alla cerimonia erano presenti, il sindaco Antonio De Crescentiis, il consigliere comunale di Pacentro con delega al sociale Silvio Cappelli e Oriana Di Marzio dell’associazione Germogli. Soddisfazione è stata espressa da tutti gli iscritti al Centro sociale anziani di Pratola. Una realtà quest’ultima, che continua a contraddistinguersi per l’attenzione e la sensibilità mostrata nella gestione non solo del quotidiano, con decine di persone che trovano nella sede di via De Gasperi un vero punto di riferimento, ma anche nella vitalità dei propri membri. Basti pensare alle varie organizzazioni di gite, alla festa dell’emigrante e non ultima, alla loro presenza sui social network da cui comunicano con entusiasmo.
Federico Cifani
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